Confcommercio: Il negozio nell’era di Internet

E-commerce

 

E se tra dieci anni i negozi tradizionali fossero costretti ad abbassare le saracinesche perché soppiantati dagli esercizi online? E’ questa la provocazione su cui si è incardinata l’ultima indagine condotta dalla Confcommercio ( “Il negozio nell’era di Internet”) tesa a scrutare, più nel dettaglio, i comportamenti dei consumatori che, con sempre maggiore frequenza, si rivolgono al Web.

Ecco cosa è emerso: per circa il 70% dei consumatori e degli imprenditori interpellati, i negozi tradizionali, tra due lustri, continueranno ad avere un ruolo sociale ed economico importante, ma solo se capaci di emozionare e coinvolgere il cliente. Diversa l’opinione espressa dal 14% dei consumatori e dal 27% degli imprenditori che hanno, invece, vaticinato la fine degli esercizi commerciali “old style” prefigurando un mercato completamente spostato sulla Rete.

Lo studio di Confcommercio ha, inoltre, rilevato che il 55,6% dei consumatori intervistati ha dichiarato di aver fatto almeno un acquisto online, rivolgendosi in più della metà dei casi (51,2%) a un sito specializzato in e-commerce. Le ragioni dell’acquisto online sono legate soprattutto ai prezzi inferiori praticati in Rete (65,8%), alla possibilità di confrontare i prezzi in tempo reale (50,5%), all’ampia scelta di prodotti (47,8%), ma anche alla possibilità di acquistare dove e quando si vuole.

Ma c’è anche chi ha tradito una certa diffidenza per lo shopping su Internet: il 59,2% di coloro che hanno dichiarato di non aver mai effettuato un acquisto online ha motivato la sua scelta con l’impossibilità di vedere e/o toccare il prodotto che si intende comperare. E c’è anche chi (il 53% del campione) ha confessato di fidarsi poco dei siti Internet e chi (il 43,7%) ha marcato l’accento sul fatto che l’acquisto online non consente l’interazione con persone fisiche (venditori, commessi) considerata, invece, di focale importanza.

Volendo poi tracciare un identikit del cosiddetto “heavy e-shopper” (colui che acquista cinque o più beni online nell’arco di un anno), si tratta generalmente di un uomo sotto i 45 anni, non coniugato e residente in un Comune con meno di 40 mila abitanti. Chi allo shopping sul Web preferisce, invece, quello tradizionale è solitamente una donna, di età superiore ai 45 anni, coniugata o convivente e residente in un Comune con più di 40 mila abitanti.

Andando, infine, a scrutare l’opinione che gli imprenditori italiani hanno dello strumento Internet, viene fuori che due imprese su cinque nel nostro Paese hanno un sito Internet, ma solo il 26,3% di esse lo utilizza anche per il commercio online. La stragrande maggioranza (il 73,7%) si limita, invece, a sfruttarlo come semplice vetrina. E i social network? Stando all’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche, solo il 19,3% delle imprese intervistate promuove la propria attività su facebook e affini.

A tracciare un quadro della situazione attuale è stato il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli“Esercizi e attività commerciali contribuiscono a formare quella fitta trama di relazioni sociali che animano la vita delle nostre città – ha osservato – Per questo è importante scongiurare il fenomeno della ‘desertificazione commerciale’ che ha colpito molti centri storici e piccoli borghi e che è l’anticamera del degrado urbano e sociale. Perché ogni vetrina che si spegne – ha scandito il numero uno di Confcommercio – è un pezzo di città che muore”. Un attaccamento alla tradizione che non confligge, però, con l’apprezzamento per l’innovazione: “Oggi non si può ignorare che il Web stia modificando profondamente il contesto competitivo del commercio al dettaglio – ha aggiunto Sangalli – L’innovazione, soprattutto in questo lungo periodo di recessione, rappresenta un fattore di sopravvivenza, di competitività e, in prospettiva, di crescita per le imprese e per il Paese e deve, per questo, essere sostenuta con tutti i mezzi a disposizione”.