Tasi più cara e iniqua dell’Imu. Quasi ovunque

Tasi

 

Non è tempo di sorridere per i contribuenti italiani che, a breve, stando a quanto certificato da molti osservatori, dovranno sborsare per la nuova Tasi (tassa sui servizi indivisibili) una cifra superiore a quella versata nel 2012 per il pagamento dell’odiata Imu. 

Il termine per fissare le aliquote da applicare alla nuova tassa è scaduto alla mezzanotte di ieri e per i Comuni che non hanno fatto in tempo a deliberare scatterà in automatico l’aliquota base indicata dal governo. Più precisamente: degli 8.057 Comuni italiani, quelli che hanno fissato le aliquote Tasi entro la scadenza sono stati 7.405, mentre poco più di 600 Municipi non hanno voluto o saputo decidere. Con conseguenze benefiche sui contribuenti, che si vedranno applicare un’aliquota ferma all’1 per mille, a fronte di una media nazionale che, secondo i calcoli elaborati dal Caf, si aggirerà intorno all’1,95 per mille (quasi il doppio) e, secondo il servizio Politiche Territoriali della Uil, addirittura intorno al 2,6% nei capoluoghi di provincia. 

Ma c’è di più: l’indagine condotta dal centro studi del sindacato ha rilevato che la Tasi minaccia non solo di risultare più cara dell’Imu, per un numero importante di connazionali, ma anche più iniqua“La distribuzione della nuova tassa è meno equa –  ha affondato il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy – Pagherà un po’ di più chi prima era esente o pagava cifre basse e pagheranno molto meno i proprietari di quelle abitazioni con rendite catastali elevate”. Stando ai calcoli del sindacato, infatti, i possessori di immobili accatastati come A/3 (abitazioni di tipo economico) dovranno pagare mediamente 133 euro, mentre nel 2012 ne pagavano 111. E chi, invece, dispone di un immobile accatastato come A/2 (abitazioni di tipo civile, con più rifiniture) verserà nelle casse dei Comuni 303 euro contro i 334 pagati nel 2012. 

Non solo: la Tasi sarà mediamente più salata dell’Imu anche a causa del meccanismo caotico delle detrazioni. Se con l’imposta introdotta dal governo Monti, gli sconti venivano, infatti, fissati a 200 euro (più 50 per ogni figlio a carico) su tutto il territorio nazionale, con la Tasi, invece, ogni discrezionalità viene lasciata ai sindaci che possono anche scegliere di fare cassa non concedendo alcuna detrazione.

Un eccesso di arbitrarietà che rischia di esasperare il divario tra chi sta bene (o comunque se la cava) e chi, invece, fatica ad arrivare a fine mese. Stando ai calcoli elaborati dalla Cgia di Mestre, la Tasi, in un capoluogo su due, sarà più cara dell’Imu per le famiglie con un figlio a carico, mentre risulterà meno onerosa, in due capoluoghi su tre, per i nuclei senza figli. Più nel dettaglio: i contribuenti più “tartassati” saranno quelli di Vercelli (la Tasi costerà qui 198 euro in più dell’Imu), di Isernia (+177 euro), di Mantova (+170 euro), di Prato (+167 euro) e di Bari (+ 162 euro). A tirare un sospiro di sollievo potranno essere, invece, i contribuenti di Roma (dove il risparmio è stimato in 269 euro), di Brindisi (-310 euro), di Torino (-312 euro) e di Siena (-349).