Cerved: Fallimenti in aumento del 10% in un anno

Fallimento

 

Non c’è pace per l’economia italiana: l’ultima certificazione dello stato di grande sofferenza in cui versa una quantità ormai incalcolabile di imprese nazionali è arrivata dal Cerved (società specializzata nella gestione e nell’elaborazione di banche dati), che ha quantificato un allarmante aumento dei fallimenti aziendali.

Nel secondo trimestre del 2014 (da aprile a giugno), il numero delle aziende italiane costrette a dichiarare fallimento è aumentato del 14,3% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 4.241. E da gennaio 2014, ad arrendersi alla crisi sarebbero state oltre 8 mila imprese, il 10,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2013, determinando un (triste) record dall’inizio della serie storica del 2001.

A gettare la spugna soprattutto le società di capitale (tra gennaio e giugno ne sono fallite più di 6 mila), ma anche le società di persone, che hanno avviato il 5,9% di procedure di fallimento in più rispetto all’anno scorso, e le forme giuridiche (+1,8%). E la sconfortante tendenza ha coinvolto tutto lo Stivale: la rilevazione del Cerved ha, infatti, dimostrato che il fenomeno dei fallimenti si è diffuso dal Nord al Sud, risparmiando – si fa per dire – solo il Nord-Est, dove l’incremento si è fermato al 5,5%, contro il rotondo 14%, rilevato al Sud e nelle Isole, il 10,7% del Nord-Ovest e il 10,4% del Centro.

E se il settore dei servizi ha fatto registrare un tracollo verticale (i fallimenti sono aumentati del 15,7% rispetto allo scorso anno), è andata meglio al comparto dell’edilizia, dove le procedure di fallimento sono calate passando dal 12,8% del primo semestre del 2013 all’8,2% di quest’anno, e a quello della manifattura, dove i fallimenti si sono quasi dimezzati, passando dal 10,5% del 2013 al 4,5% rilevato nei primi sei mesi del 2014.

“Stiamo vivendo una fase molto delicata per il sistema delle piccole e medie imprese italiane – ha commentato l’amministratore delegato del Cerved, Gianandrea De Bernardinis – La nuova recessione sta spingendo fuori dal mercato anche imprese che avevano superato con successo la prima fase della crisi e stanno pagando il conto al credit crunch (stretta del credito, ndr) e a una domanda stagnante da troppo tempo”.

Lettura sostanzialmente condivisa dal Codacons, che ha puntato l’indice contro gli istituti di credito: “L’abnorme crescita dei fallimenti aziendali in Italia non è da attribuire unicamente alla crisi economica – si legge nella nota diffusa dall’organizzazione che tutela i diritti dei consumatori – ma anche alla chiusura del credito alle imprese da parte delle banche“.