Bindi Dolci: licenziamenti in vista per 126 dipendenti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:39

Dipendenti Bindi

 

La Bindi è una storica azienda di San Giuliano Milanese che dal 1946 produce e distribuisce dolci in tutto il mondo. La notizia che ha recapitato ai suoi dipendenti qualche giorno fa è però particolarmente amara: i conti in rosso e la crisi che non accenna a fermarsi hanno, infatti, convinto i dirigenti della necessità di correre ai ripari annunciando 126 licenziamenti tra i 450 dipendenti che ne costituiscono la forza lavoro.

La notizia ha causato la reazione allarmata dei lavoratori che si sono subito organizzati proclamando due giorni di sciopero, due ore di stop a ogni inizio turno e annunciando un’assemblea generale che si svolgerà il prossimo lunedì in azienda. Non solo: a poche ore di distanza dall’annuncio choc sui licenziamenti, mercoledì mattina, i lavoratori sono scesi in strada per allestire un presidio davanti alla fabbrica. E ulteriori forme di protesta potrebbero concretizzarsi in nuovi stop alle prestazioni aggiuntive, come ad esempio i turni di notte.

La Bindi versa in condizioni dificili già da un paio di anni. In questo periodo, l’azienda e i sindacati hanno tentato di concordare una strategia “difensiva” (nei confronti della crisi) condivisa, predisponendo una serie di misure con cui si è tentato di scongiurare il peggio. Ma non è bastato. Da qui la rabbia e la preoccupazione dei lavoratori ai quali sarebbero già stati chiesti troppi sacrifici. Abbiamo accettato riduzioni di orari e compensi – hanno spiegato i membri delle Rsu – per far fronte ad una oggettiva situazione di crisi, con stipendi decurtati anche di 4/5 mila euro all’anno. Abbiamo affrontato la cassa integrazione a rotazione e ci siamo detti pronti a fare sacrifici. E adesso – hanno incalzato i rappresentanti dei lavoratori – ci vengono a dire che non è servito a nulla, che vogliono procedere con i licenziamenti e dismettere un intero reparto, quello delle cerimonie. E non perché non ci sia lavoro, ma solo per ridurre i costi”.

 

 

 

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