Direzione Pd: Renzi sfida i sindacati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:14

Matteo Renzi in Sardegna per sostenere il candidato del PD Francesco Pigliaru

 

No ai compromessi a tutti i costi: l‘incipit del discorso di Matteo Renzi alla direzione nazionale del Pd ha subito fatto capire che il premier-segretario non ha alcuna intenzione di arretrare sul terreno della riforma del lavoro. Nonostante una rumorosa minoranza di democratici abbia ripetutamente affermato di non condividere i cardini della riforma targata Poletti (che propone, tra l’altro, l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), Renzi è tornato a marcare il terreno, spiegando all’assemblea riunita al Nazareno che il Pd “non è un club di filosofi”, ma un partito fatto di “donne e uomini che devono decidere”.

Come dire che, dato per assunto il rispetto che si deve a chi la pensa diversamente, il premier-segretario non ha alcuna intenzione di avventurarsi in discussioni sfiancanti con i suoi detrattori interni, ma è semmai disponibile a concedere loro il tempo di una personale osservazione che verrà, però, fatalmente accantonata. Anche perché, si è affrettato ad aggiungere Renzi, “se chi la pensa diversamente dalla segreteria non è un Flinstone (copyright di Gianni Cupelo, ndr), chi al contrario la pensa come la segreteria non può essere considerato un emulo della Thatcher”.

Nel suo lungo speech (metà a braccio, metà no), il segretario ha raggiunto il cuore della discussione (incentrata sulla riforma del lavoro) celebrando l’importanza del cambiamento“Io credo che il lavoro non sia un diritto, ma un dovere – ha spiazzato il presidente del Consiglio – e credo che il lavoro non si crea difendendo regole di 40 anni fa, ma innovando“. “Io vi propongo di cambiare – ha insistito Renzi rivolgendosi all’assemblea – a me il cambiamento non fa paura. Questa riforma è di sinistra perché è di sinistra proporre il cambiamento e non difendere la conservazione”.

Quindi la sfida lanciata ai sindacati“Sono disponibile a riaprire la sala verde di Palazzo Chigi (quella destinata alle concertazioni con le parti sociali, ndr) – ha detto il premier – E invito i sindacati, da domani, a confrontarci su tre punti: una legge sulla rappresentanza sindacale, la contrattazione di secondo livello e il salario minimo“. Un “guanto di sfida” che non mancherà di acuire le tensioni (già alte) con le confederazioni sindacali, Cgil in testa.

 

 

 

 

 

 

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!