Direzione Pd: Renzi sfida i sindacati

Matteo Renzi in Sardegna per sostenere il candidato del PD Francesco Pigliaru

 

No ai compromessi a tutti i costi: l‘incipit del discorso di Matteo Renzi alla direzione nazionale del Pd ha subito fatto capire che il premier-segretario non ha alcuna intenzione di arretrare sul terreno della riforma del lavoro. Nonostante una rumorosa minoranza di democratici abbia ripetutamente affermato di non condividere i cardini della riforma targata Poletti (che propone, tra l’altro, l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), Renzi è tornato a marcare il terreno, spiegando all’assemblea riunita al Nazareno che il Pd “non è un club di filosofi”, ma un partito fatto di “donne e uomini che devono decidere”.

Come dire che, dato per assunto il rispetto che si deve a chi la pensa diversamente, il premier-segretario non ha alcuna intenzione di avventurarsi in discussioni sfiancanti con i suoi detrattori interni, ma è semmai disponibile a concedere loro il tempo di una personale osservazione che verrà, però, fatalmente accantonata. Anche perché, si è affrettato ad aggiungere Renzi, “se chi la pensa diversamente dalla segreteria non è un Flinstone (copyright di Gianni Cupelo, ndr), chi al contrario la pensa come la segreteria non può essere considerato un emulo della Thatcher”.

Nel suo lungo speech (metà a braccio, metà no), il segretario ha raggiunto il cuore della discussione (incentrata sulla riforma del lavoro) celebrando l’importanza del cambiamento“Io credo che il lavoro non sia un diritto, ma un dovere – ha spiazzato il presidente del Consiglio – e credo che il lavoro non si crea difendendo regole di 40 anni fa, ma innovando“. “Io vi propongo di cambiare – ha insistito Renzi rivolgendosi all’assemblea – a me il cambiamento non fa paura. Questa riforma è di sinistra perché è di sinistra proporre il cambiamento e non difendere la conservazione”.

Quindi la sfida lanciata ai sindacati“Sono disponibile a riaprire la sala verde di Palazzo Chigi (quella destinata alle concertazioni con le parti sociali, ndr) – ha detto il premier – E invito i sindacati, da domani, a confrontarci su tre punti: una legge sulla rappresentanza sindacale, la contrattazione di secondo livello e il salario minimo“. Un “guanto di sfida” che non mancherà di acuire le tensioni (già alte) con le confederazioni sindacali, Cgil in testa.