Dipendenti Parlamento: arrivano i tetti agli stipendi. Ed è bufera

Dipendenti Camera e Senato

 

Basta con i compensi faraonici: anche i dipendenti di Camera e Senato dovranno adattarsi alla “stretta” imposta dal perdurare della crisi e accettare il ridimensionamento dei loro stipendi. E’ questo, in sostanza, il monito lanciato dall’ufficio di presidenza dei due rami del Parlamento che ha deciso di applicare il tetto massimo di 240 mila euro annui ai compensi dei lavoratori parlamentari più pagati. In linea con quanto previsto dalla nuova legge che stabilisce i limiti retributivi dei dipendenti della Pubblica amministrazione. Ma c’è chi, come il Movimento 5 Stelle e Scelta Civica, parla di un annuncio-civetta.

La “sforbiciata” agli stipendi del personale di Camera e Senato non entrerà a regime subito, ma nel 2018, attraverso una gradualità di passaggi che, stando ai calcoli elaborati dall’ufficio di presidenza, porterà a un risparmio complessivo di quasi 97 milioni di euro. Nel dettaglio: al Senato, è stato fissato un tetto massimo di 240 mila euro all’anno per i consiglieri che guadagnano attualmente più di 372 mila euro; 172 mila per gli stenografi che ne guadagnano 256.542; 166 mila euro per i segretari che percepiscono poco più di 228 mila; 115 mila euro per i coadiutori che ne intascano attualmente quasi 172 mila; e 99 mila euro annui per gli assistenti che percepiscono ad oggi 142.572 euro.

Strette in arrivo anche per i dipendenti della Camera, con i consiglieri che passeranno dagli attuali 358 mila percepiti ai 240 mila indicati come tetto massimo dal nuovo provvedimento; i documentaristi che percepiranno 172 mila euro invece dei quasi 238 mila intascati fino a oggi; i ragionieri e i tecnici che dovranno “accontentarsi” di uno stipendio più basso  dei 156.185 intascati fino a qui; i segretari che passeranno dai 152.663 euro ai 115 mila euro all’anno; e gli assistenti e gli operatori tecnici che percepiranno 99 mila euro anziché 136.120.

Tagli importanti che, secondo l’ufficio di presidenza di Camera e Senato, consentiranno un risparmio significativo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 97 milioni di euro in tutto (più di 36 milioni e 700 mila euro al Senato e più di 60 milioni e 155 mila euro a Montecitorio). Ma vanno precisate due cose: la prima è che le cifre sopra indicate sono lorde, ovvero non tengono conto degli oneri previdenziali e delle indennità di funzione che saranno corrisposti ai dipendenti del Parlamento. E la seconda è che dal 23simo anno di servizio e a partire dal 2016, scatterà per i lavoratori di Camera e Senato la possibilità di ottenere un aumento del 10% della retribuzione percepita fino ad allora, sotto forma di un incentivo legato alla valutazione positiva delle loro prestazioni.

Da qui le resistenze di Scelta Civica e Movimento 5 Stelle. “I tagli sono troppo esigui – ha denunciato la montiana Adriana Galgano – Inoltre, non è più condivisibile un sostanziale automatico adeguamento salariale del 2,5% ogni due anni”. Più tranchant il giudizio dei pentastellati: Il presunto tetto agli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato è un’illusione ottica – hanno affondato – I 240 mila euro tanto sbandierati dai partiti si riferiscono solo a una delle tante voci che compongono la busta paga dei burocrati. Con questa pseudo-riforma, i funzionari del Parlamento arriveranno a percepire anche 400 mila euro. I partiti – hanno rincarato i parlamentari del M5S – abbiano l’onestà di ammettere che hanno salvato i privilegi delle caste”.