Tfr in busta paga: cresce il fronte del no

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Con i consumi calati a picco (nonostante gli 80 euro elargiti dal governo Renzi dal mese di maggio), l’idea di concedere ai lavoratori la possibilità di riscuotere mensilmente, e in maniera anticipata, i soldi del loro Tfr (Trattamento di fine rapporto) riprende corpo. L’ipotesi, al vaglio dei tecnici del ministero dell’Economia, ha già suscitato animate discussione, ingrossando la schiera degli “oppositori”.

Secondo i calcoli dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, l’eventuale anticipazione del 50% del Tfr ai dipendenti potrebbe costare alle piccole imprese un importo annuo compreso tra i 3 e i 30 mila euro. Per rendere meno fumosa tale avvertenza, l’associazione ha proceduto con quattro simulazioni dimostrando che, se in una falegnameria con 5 dipendenti, tutti chiedessero l’anticipazione del loro Tfr, l’azienda dovrebbe farsi carico di un esborso aggiuntivo di quasi 3 mila euro annui, mentre ciascun operaio intascherebbe 35 euro al mese in più, per un totale di 460 euro per tutto l’anno.

Ancora: se a richiedere l’anticipazione del proprio Tfr fossero 10 dipendenti di un negozio di abbigliamento, il costo aggiuntivo per l’impresa si tradurrebbe in 7 mila euro all’anno, mentre i lavoratori vedrebbero crescere la loro busta paga di 38 euro al mese (539 euro per l’intera annualità). Cifre più alte dovrebbero, invece, essere scomodate per 25 dipendenti di una qualsiasi industria tessile che, se intenzionati a riscuotere anticipatamente parte del loro Tfr, costringerebbero l’azienda a sborsare quasi 17 mila euro in più l’anno. Per ottenere cosa? Uno stipendio mensile “maggiorato” di 40 euro (521 euro per tutto l’anno).  Se, infine, fossero 40 metalmeccanici a rivendicare l’incasso anticipato del 50% del loro Tfr, i costi per l’azienda lieviterebbero di 28.656 euro all’anno, mentre lo stipendio mensile dei lavoratori aumenterebbe di 42 euro (550 in tutto l’anno).

Ma la Cgia di Mestre non è stata l’unica associazione a segnalare la “pericolosità” di un’operazione che potrebbe mettere ancora più in ginocchio le imprese italiane. A esprimere perplessità è stato anche il presidente della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), Daniele Vaccarino: “La proposta di dare il Tfr in busta paga, per come è stata posta in questi giorni – ha detto – rappresenta un costo improponibile per le aziende perché, in un periodo di forte carenza di credito, è una fonte irrinunciabile”. Cna è pronta a discuterne perché non ci chiudiamo in una serie di no – ha precisato Vaccarino – però un esborso di liquidità senza programmazione sarebbe difficile”.

E a storcere il naso sono state anche le sigle sindacali: “Nessuno dica che si stanno aumentando i salari dei lavoratori – ha scandito la leader dela Cgil, Susanna Camusso – Quelli sono soldi dei lavoratori, frutto dei contratti e delle contrattazioni, e non un’elargizione, un nuovo bonus del governo”. Contraria anche il segretario aggiunto della Cisl, Anna Maria Furlan“Basta speculazioni sul lavoro – ha tuonato – Il Tfr è meno tassato dello stipendio, non vogliamo che in questo modo i lavoratori paghino più tasse anche su quello”. Mentre il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, ha ribadito la necessità di rivolgere altrove l’attenzione: “Bisogna continuare a ridurre le tasse sul lavoro – ha detto – Capisco l’intenzione di dire che bisogna avere più soldi in tasca, ma non è questa la strada giusta”.