Olio d’oliva: cala la produzione ma sale il prezzo

Olio d'oliva

 

Nonostante l’Italia vanti il secondo posto, a livello mondiale, nella sua produzione, il prezzo dell‘olio d’oliva nel Bel Paese sta per subire una significativa impennata. Ad annunciarlo è stata la Coldiretti che ha stimato un rincaro del 38% rispetto all’anno precedente.

Dopo la Spagna, leader assoluta nella produzione di olio, con poco meno di un milione di tonnellate (quasi la metà rispetto all’anno scorso), è infatti l’Italia a posizionarsi sul gradino più alto della classifica mondiale. Ma con risultati non troppo soddisfacenti che certificano un calo del 30% rispetto a 12 mesi fa e una produzione finale stimata intorno alle 300 mila tonnellate.

Le flessioni più marcate (tra il 35% e il 50%), secondo la Coldiretti, si registreranno al Centro-Nord, ma anche al Sud, e in particolare in Puglia, principale regione di produzione, la raccolta rischia di lasciare insoddisfatti gli agricoltori. E anche (o soprattutto) a causa del maltempo, che minaccia di compromettere la buona riuscita di molti raccolti che interessano non solo l’olio di oliva ma anche i vini.

“In queste situazioni – è l’allarme lanciato dalla Coldiretti – il mercato europeo dell’olio di oliva, con consumi stimati attorno a 1,85 milioni di tonnellate, rischia di essere invaso dalle produzioni provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che non sempre hanno gli stessi requisiti qualitativi e di sicurezza. Un rischio che – ha precisato l’associazione degli agricoltori – riguarda soprattutto l’Italia che è il principale importatore mondiale di olio per un quantitativo pari a 460 mila tonnellate”.

“Per tutelare consumatori e produttori e non compromettere l’immagine dell’olio italiano – ha continuato la Coldiretti – occorre evitare che venga spacciato come Made in Italy olio importato. Per questo occorre applicare le importanti modifiche alla disciplina introdotta dalla legge ‘Salva olio’ approvata nel febbraio 2013 sotto il pressing della Coldiretti che contiene misure di repressione e contrasto alle frodi e di valorizzazione del vero Made in Italy, ma che ancora oggi – ha lamentato l’associazione – è inapplicata per l’inerzia della Pubblica amministrazione e per l’azione delle lobby a livello nazionale e comunitario”.