Crisi aziendali: tra le urgenze di Renzi c’è Termini Imerese

Termini Imerese

 

Ci sono tre città – i cui nomi iniziano tutti con la lettera T – che, per ammissione dello stesso Matteo Renzi, molestano il sonno del premier. Si tratta di Termini Imerese, Taranto e Terni, protagoniste (loro malgrado) delle crisi aziendali più “popolari” d’Italia. Nel corso dell’incontro-flash di ieri con i sindacati, il presidente del Consiglio non ha dimenticato di dire loro:Sono le tre T di cui bisogna subito occuparsi insieme”. Un’intenzione che dovrebbe rincuorare i lavoratori dei tre stabilimenti (quelli dell’ex Fiat di Termini Imerese, dell’Ilva di Taranto e della Ast di Terni), se non fosse che le troppe promesse fin qui disattese hanno tolto loro ogni residuo di speranza.

Il caso di Termini Imerese è, in questo senso, emblematico. Dopo la chiusura della fabbrica da parte della Fiat nel 2011, a farsi avanti sono stati in tanti. Uno stuolo di “pretendenti” rivelatisi tutti inaffidabili: dalla “Dr Motor” di Massimo Di Riso, che prometteva faraonici investimenti, salvo poi dimenticarsi di pagare i dipendenti che già aveva, alla “Cape Rev” di Simone Cimino, che aveva pure pensato di tingere di solarità il progetto siciliano chiamandolo “Sunny car in a sunny region”. A mettersi di traverso sono stati, però, i guai giudiziari dello stesso Cimino che, secondo l’accusa, avrebbe manipolato il mercato.  E a naufragare sono state anche le offerte dei fratelli Ciccolella, coinvolti in un’inchiesta per truffa e bancarotta fraudolenta, e di Gianmario Rossignolo della ex “De Tomaso”, anch’egli colpito da un’accusa di truffa ai danni dello Stato.

In questa impietosa sequela di fallimenti, a rimanere in piedi è solo l’offerta della Grifa (Gruppo italiano fabbriche automobili), specializzata nella realizzazione di auto ibride ed elettriche. La società (della quale non si sa moltissimo, se non che ha un capitale sociale di 25 milioni) ha promesso investimenti a Termini Imerese per 350 milioni e l’assunzione a regime, entro il 2018, di 475 dei 770 operai, dopo un periodo di mobilità. Ma sindacati e lavoratori restano cauti poiché il piano della Grifa farebbe affidamento su un capitale di circa 100 milioni di euro di cui ancora non dispone (gli altri 250 milioni dovrebbero, invece, essere stanziati dal Mise e dalla Regione Sicilia).

Non solo: a impensierire i lavoratori è anche l’imminenza della data del 14 ottobre, che dovrebbe segnare l’avvio dei licenziamenti, e la scadenza definitiva della cassa integrazione in deroga il 31 di dicembre. Siamo pronti alle barricate, se non si arriverà a una soluzione in tempi certi – ha avvertito il segretario regionale della Fiom, Roberto Mastrosimone – Sarebbe inaccettabile che questa vertenza si chiudesse senza una ripresa dell’attività produttiva e occupazionale a Termini Imerese”.