Ast Terni: nessun accordo tra azienda e sindacati

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La lunga giornata di discussioni di ieri si è risolta con un nulla di fatto. Le sorti dei lavoratori della Ast (Acciai speciali Terni) rimangono, infatti, appese a un filo, dopo che l’ennesimo incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico non ha sortito l’effetto sperato.

Le posizioni di azienda e sindacati restano distanti e a nulla è servita la mediazione del governo, rappresentato ieri dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. La proposta governativa – che suggeriva un cambio del piano industriale incardinato su un investimento di 110 milioni di euro, sulla riduzione del numero degli esuberi da 550 a 290, sullo spostamento a Terni della linea di laminazione di Torino, sulla mobilità volontaria e incentivata e sul ricollocamento dei lavoratori – non ha, infatti, convinto né i sindacati né l’azienda.

Con conseguenze allarmanti per i lavoratori che attendono adesso di capire quale sorte li attenda. Il timore, fattosi più concreto dopo il fallito confronto di ieri, è che l’Ast possa riproporre il piano industriale “lacrime e sangue” presentato qualche mese fa, che prevede circa 550 licenziamenti, tagli significativi ai salari, la chiusura di un forno entro il 2016 e l’azzeramento della contrattazione collettiva.

Un orientamento che il governo e le amministrazioni locali (Regione Umbria, Provincia e Comune di Terni) stanno cercando disperatamente di minare, chiedendo all’azienda di non procedere con “atti unilaterali”, ovvero con l’invio delle lettere di mobilità che prefigurerebbero l’arrivo degli imminenti licenziamenti.