Confcommercio: disagio sociale in leggero calo, ma allarme resta alto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:10

Disagio sociale

 

Nello scorso mese di agosto, l’indice di disagio sociale (Mic) ha subito una lievissima diminuzione, attestandosi al 20,6% (-0,3% rispetto al mese precedente). A certificarlo è stato ieri l’Ufficio Studi Confcommercio, che ha reso noti gli ultimi rilevamenti disponibili sul Misery Index, che tiene conto dello stato di (dis)occupazione nazionale e della variazione dei prezzi di beni e servizi ad alta frequenza.

La leggere contrazione del disagio sociale registrata ad agosto è da imputare, secondo i tecnici di Confcommercio, al calo della disoccupazione che dal 12,6% di luglio è scesa al 12,3% (-82 mila unità) e alla stabilità dell’inflazione del cosiddetto carrello della spesa, rimasta ferma allo 0,2%. Ma le buone notizie finiscono qui perché, rispetto al 2007, l’indice di miseria sociale registrato dall’associazione dei commercianti ha subito un aumento considerevole passando dal 12% di 7 anni fa al picco massimo di 21,6% rilevato nel gennaio del 2014.

Lo stato di allarme resta, insomma, particolarmente alto anche perché – hanno precisato dalla Confcommercio – in assenza di un consolidamento dei miglioramenti rilevati sul versante del mercato del lavoro (che non hanno, però, coinvolto i giovani la cui disoccupazione, come è ben noto, continua a “galoppare”), l’indice di disagio sociale tornerà a salire.

A spiegarlo meglio è stato il presidente dell’Ufficio Studi, Mariano Bella“Negli ultimi tre mesi – ha detto – grazie a una riduzione dei prezzi, che per alcuni prefigura una deflazione, c’è stata una leggera riduzione dell’area del disagio sociale. Certo bisogna ammettere che la disoccupazione è crescente, mese dopo mese, che il numero dei cassintegrati a zero ore è ancora in aumento e che l’area dello scoraggiamento è purtroppo in crescita”.

“Noi stiamo lottando con tutte le nostre forze – ha continuato Bella – perché le risorse derivanti dalla lotta all’evasione e all’elusione vengano restituite ai legittimi proprietari, cioè ai contribuenti in regola, perché ci sembra l’unica possibilità per sostenere la domanda interna e quindi per riassorbire le aree di disoccupazione, di cassa integrazione e di scoraggiamento”.