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Sindacati sul piede di guerra: anche la Uil minaccia scioperi

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Sindacati

 

Il governo di Matteo Renzi non più certo vantare rapporti distesi con i sindacati. L’ultima “stilettata”, in termini di tempo, è quella che il segretario generale aggiunto della Uil, Carmelo Barbagallo, ha indirizzato al presidente del Consiglio, invitandolo (animatamente) a intervenire sul blocco degli stipendi degli statali, fermi al 2010.

 “Se lo Stato non rispetta gli accordi – ha dichiarato il probabile successore di Luigi Angeletti – anche noi ci sentiamo sciolti dal rispetto di quegli stessi accordi e, dunque, non terremo più conto dei limiti previsti per gli scioperi nel settore”. Di più: la conferma dello stop agli stipendi pubblici per tutto il 2015 sarebbe, a giudizio di Barbagallo, “inaccettabile” ed espressione di una arrogante signoria” che trasforma “tre milioni di cittadini in sudditi”.

Da qui l’avvertimento: “Senza cambiamenti nella legge di stabilità – ha annunciato il segretario aggiunto della Uil – chiederemo a Cgil e Cisl di avviare una lunga stagione di lotte unitarie”. Ma l’idea portante della protesta paventata da Barbagallo è, come già detto, quella di non rispettare le norme che regolano gli scioperi nel settore e garantiscono il buon funzionamento dei servizi resi all’utenza.

Per fare degli esempi: a rischio potrebbero essere gli scrutini o gli esami di maturità nelle scuole o alcune prestazioni mediche negli ospedali. Propositi “bellicosi” che hanno suscitato l’immediata reazione del garante degli scioperi, Roberto Alesse“La dichiarazione della Uil – ha detto – non può essere produttiva di effetti, salvo cadere nell’illegittimità che l’Autorità non esiterebbe a sanzionare”.

Sia come sia, la “chiamata” della Uil alle altre sigle sindacali (Cgil e Cisl) si concretizzerà il prossimo 8 novembre quando scenderanno in piazza per una grande manifestazione dedicata, appunto, ai lavoratori statali. Il malumore è comunque palpabile: se sabato scorso, la Cisl ha organizzato banchetti in molte città italiane per dire la sua sul Jobs Act (senza creare, però, particolari “fracassi”), molto più nervosa si preannuncia, invece, la giornata del 25 ottobre quando saranno la Cgil di Susanna Camusso e la Fiom di Maurizio Landini a radunare i loro iscritti in piazza per una grande manifestazione contro la riforma del lavoro.

 

 

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