Meridiana: altra fumata nera tra sindacati e azienda

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Dopo la lunga vertenza che ha interessato Alitalia e che, come è noto, si è conclusa con la fusione con l’emiratina Etihad, tocca adesso alla Meridiana superare la “tempesta perfetta” che si è abbattuta sui bilanci e sui suoi dipendenti. Da molte settimane, ormai, i lavoratori della compagnia sarda sono in mobilitazione, preoccupati dai licenziamenti prospettati dall’azienda.

A distanza di pochi giorni, le parti coinvolte nella spinosa vertenza (Meridiana, sindacati, amministratori locali e rappresentanti del governo) si sono ritrovate ieri al ministero del Lavoro di Roma. Cosa ne è venuto fuori? L’ennesima “fumata nera”. La proposta avanzata dall’azienda di ridurre il numero degli esuberi dagli iniziali 1.634 a 1.366 non piace affatto ai sindacati e il fatto che Meridiana abbia ieri confermato l’intenzione di procedere con i licenziamenti ha fatto alzare dal tavolo i rappresentanti dei lavoratori. Che si sono poi riseduti, su richiesta dei ministri Giuliano Poletti (Lavoro) e Maurizio Lupi (Trasporti).

Stando a quanto trapelato, il fronte sindacale non sarebbe in realtà granitico: la Uil Trasporti sarebbe, infatti, orientata a procedere nelle trattative, mentre la Filt Cgil avrebbe opposto un fermo no. La tensione resta comunque altissima. A tentare di oliare i passaggi è stato ieri il ministro Poletti che ha illustrato le linee guida della proposta governativa che prevede incentivi per la mobilità volontaria e per i pensionamenti e prospetta opportunità di ricollocamento presso la Air Italy (altra compagnia del gruppo Meridiana). Oltre all’attivazione di un tavolo permanente teso a monitorare l’andamento e l’utilizzo della Cassa integrazione straordinaria.

Meridiana avrebbe già dato il suo consenso, a differenza dei sindacati che vogliono, invece, approfondire la faccenda. Torneranno a incontrarsi venerdì prossimo, mentre i lavoratori Meridiana rimasti a Olbia continuano a protestare stigmatizzando fortemente l’idea che a “salvarsi” possano essere solo alcuni di loro. “O tutti o è scontro”, vanno affermando da giorni.