Unioncamere: aumentano le imprese, ma anche i fallimenti

Fallimenti

 

Nel terzo trimestre dell’anno (da luglio a settembre), il numero delle imprese avviate ha superato quello delle imprese che hanno dovuto gettare la spugna. A evidenziarlo è stato l’indagine di Unioncamere – realizzata sulla scorta dei dati reperiti sul Registro delle Camere di Commercio – che fotografa, però, una situazione ancora molto compromessa.

Se è vero, infatti, che il tasso di nata-mortalità imprenditoriale, nel periodo preso in esame, è risultato positivo (a fronte delle 56.382 attività che hanno chiuso i battenti, ne sono state create 72.833, per un saldo finale di 16.451 unità) e in crescita dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; è vero anche che il volume di iscrizioni nel Registro delle Camere di Commercio è stato il più basso dal 2005. Senza considerare il fatto che l’andamento positivo non ha interessato tutti. Anzi: le imprese artigiane che, tra luglio e settembre 2014, hanno dovuto cessare l’attività sono state di più di quelle che sono riuscite a partire (rispettivamente 18.767 e 17.835). E a rendere ancora più allarmante il quadro, è il dato relativo ai fallimenti che, stando alla rilevazione di Unioncamere, nei primi 9 mesi dell’anno è aumentato del 19% (rispetto allo stesso periodo del 2013), coinvolgendo oltre 10 mila imprese.

I dati provenienti dal Registro delle imprese – ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – indicano il persistere di una fase di stagnazione che sta colpendo il nostro sistema produttivo frenando la spinta a fare impresa e facendo aumentare le attività economiche che portano i libri in Tribunale”. Il tema chiave, per dare nuove gambe allo sviluppo – ha spiegato Dardanello – è creare le condizioni per far ripartire il mercato interno, dal cui rallentamento dipendono le sorti di tante nostre imprese, e sostenere il coraggio e le aspirazioni di tante persone, soprattutto giovani, che vorrebbero mettersi in proprio. Per questo – ha concluso il presidente di Unioncamere – occorre puntare con decisione sulle politiche attive per il lavoro, per far sì che le energie imprenditoriali del Paese possano tradursi in nuove iniziative economiche”.