Birra in crisi: consumi giù del 26%

Birra

 

Mala tempora currunt per i fornitori, produttori e distributori di birra che ieri si sono incontrati a Roma per fare il punto della situazione. A presenziare c’era anzitutto Assobirra (l’Associazione degli industriali della birra e del malto), ma anche Confagricoltura, Confimprese e Fipe-Confcommercio, ovvero l’intera filiera che, nel nostro Paese, si occupa di produrre e commercializzare la “bionda” che ha sedotto (e continua a sedurre) stuoli di connazionali.

E che, però, attraversa un periodo di crisi. Stando allo studio realizzato da Ref Ricerche, infatti, tra luglio e settembre (ovvero nei mesi in cui generalmente la bevanda spopola), i consumi della birra sono calati del 26%. Per colpa del tempo, certo (che quest’anno ha caratterizzato un’estate del tutto anomala), ma non solo. A compromettere i consumi della birra – che, sia detto per inciso, viene ormai bevuta più a casa che nei locali pubblici – sarebbe stato l’ennesimo aumento delle accise introdotto dal governo Letta che, facendo lievitare il prezzo finale del prodotto, ha spinto sempre più italiani a rinunciarci.

“E’ per questo – ha spiegato Alberto Frausin, presidente di Assobirra – che abbiamo deciso di riunire tutti i principali attori di una filiera che rappresenta un’eccellenza italiana, che vale 3,2 miliardi di euro, garantisce 136 mila posti di lavoro e conta più di 200 mila imprese, tra produttori, fornitori di materie prime e servizi e aziende della distribuzione e dell’ospitalità. Vogliamo chiedere al governo Renzi – ha continuato il numero uno dei birrai – di intervenire per bloccare il prossimo aumento delle accise del primo gennaio 2015, che rischia di dare un ulteriore colpo gravissimo al nostro settore, portando complessivamente al +30% gli aumenti in 15 mesi. In pratica circa 1 sorso su 2 della nostra birra – ha ironizzato Frausin – la berrà il fisco”. 

E dal convegno organizzato ieri è arrivata anche una proposta, che suggerisce di cambiare completamente passo, anche perché – è la tesi sostenuta dai rappresentanti della filiera della birra – il crollo dei consumi inciderà negativamente anche sul fisco che incasserà ben meno di quanto aveva ipotizzato. “Con accise 3 o 4 volte inferiori  ha, invece, suggerito Frausin – saremmo in grado di generare 5 mila nuovi posti di lavoro, ai quali si andrebbero a sommare quelli che il Ref stima verranno persi a causa dell’aumento di questi mesi (circa 2.400). Insomma, oltre 7 mila posti di lavoro in un solo anno. Parliamo della possibilità – ha concluso il presidente di Assobirra – di generare 20 nuovi posti di lavoro al giorno nel 2015″.