Cgia Mestre: perse 91 mila imprese artigiane in 5 anni

Artigiano

 

La crisi non risparmia nessuno, meno che mai le imprese artigiane che – stando ai calcoli dell’ufficio studi della Cgia di Mestre – dal 2009 a oggi, sono diminuite di oltre 91 mila unità. Con una “moria” particolarmente pesante nel Nord Italia, che ha interessato innanzitutto la Lombardia, dove sono scomparse quasi 12.500 imprese, l’ Emilia Romagna (dove ne sono venute a mancare 11.719), il Veneto (-10.944) e il Piemonte dove a “mollare” sono state 8.962 attività artigiane.

Il settore più colpito è stato quello delle costruzioni e dell’istallazione impianti, che ha dovuto contabilizzare la scomparsa di 42.444 imprese; a seguire il settore manifatturiero (-31.256) e quello dei carrozzieri e delle autofficine (-15.973). In crescita, invece, il numero delle imprese che si sono dedicate ai servizi alla persona (parrucchieri, estetiste, massaggiatrici ecc..) aumentate di 1.405 unità; le gelaterie e le pasticcerie aumentate di 5.579 unità e le attività di pulizia e giardinaggio che hanno segnato un vero e proprio exploit con 10.497 nuove imprese avviate dal 2009 a oggi.

Non tutto, insomma, è perduto. “Nonostante la crisi abbia cancellato, a livello nazionale, ben 91 mila aziende artigiane – ha osservato il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – i giovani, soprattutto nel comparto casa, costituiscono la maggioranza degli addetti. E’ un segnale importante, che squarcia un quadro generale molto critico”. In generale, malgrado le difficoltà e i problemi che sta vivendo il nostro settore – ha continuato Bortolussi – i giovani stanno tornando all’artigianato, ma non ai vecchi mestieri. Dai nostri dati risulta, ad esempio, che gli artigiani che lavorano il vetro artistico, i calzolai, gli artigiani del cuoio, delle pelli e i sarti corrono il rischio, tra qualche decennio, di estinguersi“. 

Perché? Questi lavoratori, come molti altri, non riescono a reggere alla fatica di proseguire la loro attività per cause ben note. Prima tra tutte, il carico fiscale (che può arrivare a “prosciugare” il 50% dei guadagni) e poi i costi della burocrazia che si traducono mediamente in un “salasso” di 7 mila euro annui per impresa. Ma a incidere pesantemente sono anche i costi dell’energia elettrica e del gas, aumentati in questi ultimi anni, in maniera considerevole; i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione (che prende con puntualità, ma restituisce con lentezza) e la stretta creditizia operata da molte banche che, stando ai dati della Cgia di Mestre, avrebbero negato alle piccole e medie imprese artigiane circa 17 miliardi di euro.