Ast Terni: il governo si allinea ai sindacati

Ast

 

Cosa è venuto fuori dall’ennesimo tavolo convocato ieri al ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza Ast (Acciai speciali Terni)? Nulla di risolutivo per i lavoratori che continuano a seguire, con preoccupazione, le trattative in corso. Ma, stando ai resoconti riferiti dalle sigle sindacali, un segnale positivo ci sarebbe in realtà stato e sarebbe giunto dal governo che avrebbe tradito l’intenzione di fare fronte comune con i sindacati.

In pratica, il ministro Federica Guidi avrebbe aggiunto la sua voce a quella dei sindacalisti che chiedono alla Thyssenkrupp di mantenere i livelli minimi di produzione, garantendo il funzionamento dei due altiforni per i prossimi 4 anni. Da parte sua, l’azienda si sarebbe limitata a ribadire il rammarico (e la preoccupazione) per lo sciopero portato avanti dagli operai da 24 giorni, invitando le organizzazioni sindacali a “pressare” sui lavoratori perché la produzione riprenda.

Ma tutto resta, al momento, fermo perché l’intesa sul nuovo piano industriale – su cui le parti torneranno a confrontarsi martedì 18 novembre al Mise – non è ancora stata raggiunta. Tra le richieste dei sindacati (e del governo): il raggiungimento della soglia minima di produzione di un milione di tonnellate di acciaio e la possibilità di esportare i prodotti della fabbrica ternana anche nei mercati mediterranei (e non solo in quelli nordeuropei).

Richieste impegnative che il gruppo potrebbe soddisfare – è l’auspicio dei sindacati – grazie all’abbattimento dei costi dell’energia e alla riduzione dell’Irap (promessi dal governo), oltre che al miglioramento dei collegamenti tra Terni e Civitavecchia che dovrebbe rendere più agevole il trasporto dei prodotti finiti.

E il nodo cruciale degli esuberi? L’argomento è stato momentaneamente messo in stand by, in attesa di comprendere se le modifiche al piano industriale promesse dall’azienda possano creare il terreno favorevole per un confronto più sereno sul tema. Puntando magari a ottenere ammortizzatori sociali o incentivi che possano rendere meno traumatica la scelta di chi rischia il posto di lavoro.

Lunedì prossimo, alla vigilia dell’incontro al Mise, le organizzazioni sindacali raggiungeranno il board tedesco della Thyssenkrupp in Germania, nella speranza di ottenere risposte più ferme sulla vertenza di Terni. Se il faccia a faccia avrà esito positivo, allora anche la discussione in Italia potrà riprendere mirando alla chiusura del tavolo. In caso contrario, hanno già annunciato i sindacalisti, la protesta dei lavoratori continuerà e assumerà forme ancora più eclatanti.