Confcommercio: Tfr anticipato? Solo per il 20% dei lavoratori

Tfr

 

Il discusso provvedimento che, salvo ripensamenti dell’ultima ora, dovrebbe mettere i lavoratori dipendenti nella posizione di scegliere se ritirare anticipatamente il loro Tfr (Trattamento di fine rapporto) o lasciarlo maturare fino alla soglia della pensione è diventato oggetto di studio di un’indagine che la Confcommercio ha commissionato alla Format Research.

Stando a quanto rilevato, la riscossione anticipata del Tfr alletterebbe meno del 20% dei lavoratori interpellati, che rappresentano un campione costituito da dipendenti a tempo indeterminato impiegati in aziende dell’industria e del terziario con meno di 50 addetti. Più precisamente: se il 18,1% degli intervistati ha dichiarato di essere intenzionato a chiederlo nella busta paga del 2015, il 18% ha invece tradito indecisione, mentre il 63,9% ha affermato di essere intenzionato a ritirarlo a fine del rapporto di lavoro, come da prassi.

Tra coloro che non intendono aspettare, a primeggiare sarebbero giovani lavoratori single (di età compresa tra i 25 e i 34 anni) che vivono ancora nella famiglia di origine, solitamente impiegati come operai in imprese del Nord Ovest. Che, nel 60% dei casi, utilizzerebbero la cifra per fare spese di varia natura, contribuendo (almeno sulla carta) al rilancio dei consumi. A differenza del restante 40% che ha, invece, dichiarato di essere orientato a comportarsi da “formica” provvedendo a mettere da parte (magari depositandola in banca) la cifra riscossa.

Se quanto dichiarato dagli interpellati risultasse vero, la scelta di anticipare il ritiro del Tfr avrebbe un impatto non da poco su circa 300 mila imprese che si vedrebbero costrette a “scucire” una cifra su cui avevano sperato di poter contare per far fronte alle tante spese. Quelle più “colpite” risulterebbero le imprese con un numero di addetti compreso tra le 20 e le 49 unità, operanti nel settore dell’industria e localizzate nel Nord Est. Più precisamente: il 34,3% sarebbero industrie manifatturiere ed edili, mentre il 10% sarebbero imprese attive nel settore del terziario.