Politica in subbuglio: il Big bang non risparmia nessuno

Partiti

 

La “balcanizzazione” della politica italiana non conosce crisi. L’atavico costume di smembrarsi dal di dentro resiste agli urti dei decenni che galoppano, investendo – ieri come oggi – movimenti e partiti in subbuglio. Accomunati da un’eludibile propensione al “Big bang”.

La minoranza insofferente fiacca dall’interno il partito renziano, mentre Forza Italia si contorce tra dissidi e malumori che disorientano i pochi elettori rimasti. Segni vitali prossimi allo zero per i partiti centristi rimasti acefali (di Casini e Monti si sono perse le tracce ormai da tempo) la cui sorte appare irrimediabilmente segnata. A crescere è solo la Lega di Matteo Salvini che, proponendo un “celodurismo” 2.0, ha saputo capitalizzare lo scontento generale regalando una “second life” al suo partito.

Burrasca anche nel Movimento 5 Stelle. La compagine trainata da Beppe Grillo è percorsa da nervosismi incontrollati che rischiano di minarne la compattezza. Dopo la sommaria espulsione degli ultimi due deputati (Massimo Artini e Paola Pinna), i riflettori puntati sul movimento rilevano scosse insidiose. E a sclerotizzare il tutto è arrivata la dichiarazione choc dell’ex comico, che con quel “sono un po’ stanchino” (che fa il verso a una celebre battuta del film Forrest Gump) ha annunciato l’intenzione di fare un passo di lato per favorire l’avanzata di un direttorio affidato a 5 fedelissimi (Di Battista, Di Maio, Fico, Ruocco e Sibilia). Un cambiamento innegabile (anche se probabilmente sovrastimato dai media) la cui giusta interpretazione potrà essere fornita solo dal tempo e dalla cautela.

Tutto qui? Non proprio. Anche Sel, il partito di Nichi Vendola, si mostra infatti quanto mai smanioso. La piccola defezione di alcuni esponenti storici (tra tutti, l’ex capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore) ha costretto il leader pugliese a un’autocritica profonda sfociata nella “messa in cantiere” di un nuovo progetto politico. Si chiama Human Factor ed è l’ennesimo momento di riflessione che Vendola vuole concedersi per costruire “un’alternativa al renzismo”. Un “pensatoio” che potrebbe attirare a sé gli ultimi desaparecidos della scena politica (Antonio Ingroia e Antonio Di Pietro) e i “malpancisti” del Pd (da Fassina a Civati fino a Cuperlo), presumibilmente disponibili a prendere parte all’ultima “crociata” di sinistra in fase di progettazione. I cui esiti – è doveroso sottolinearlo – si prospettano quanto mai incerti.