Cgia Mestre: le tasse hanno doppiato i redditi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:43

tasse

 

A leggere i  numeri resi noti, qualche giorno fa, dall’ufficio studi della Cgia di Mestre viene da chiedersi come abbiano fatto gli italiani a rimanere a galla. Tra il 1995 e il 2013, infatti, il peso delle tasse è aumentato del 40,4%, più del doppio rispetto al reddito nominale medio che si è fermato al 19,1%.

In pratica gli italiani – il cui potere d’acquisto, nel periodo preso in esame, è crollato del 19% – hanno dovuto mettere mano al portafoglio in maniera compulsiva per onorare il pagamento di tasse, tributi e imposte che non hanno trovato un riscontro negli standard di qualità dei servizi messi a loro disposizione. “Nonostante l’Italia sia un Paese di tartassati – ha osservato Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – i servizi che le famiglie e le imprese ricevono dallo Stato spesso non sono all’altezza delle aspettative. Dalle infrastrutture alla sanità, dai trasporti all’istruzione, in molte Regioni la qualità e la quantità di questi servizi erogati è spesso inaccettabile. Con gli effetti della crisi che non accennano a diminuire e con una pressione fiscale che rimane su livelli record – ha aggiunto Bortolussi i bilanci familiari rischiano di rimanere ancora in rosso, penalizzando anche quelli degli artigiani e dei piccoli commercianti che vivono quasi esclusivamente dei consumi del territorio in cui esercitano l’attività”.

Ma quali sono le tasse che incidono, in maniera più pesante, sui bilanci delle famiglie italiane? L’ufficio studi della Cgia non ha dubbi: sono quelle locali che, dalla metà degli anni ’90 a oggi, sono aumentate del 190% (contro il 43% di quelle erariali). “L’aumento delle tasse locali – ha spiegato il segretario della Cgia – è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni ’90. L’introduzione di alcune tasse locali ha fatto impennare il gettito della tassazione locale che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle Autonomie locali. Non dobbiamo dimenticare che, in questi ultimi 18 anni – ha precisato Bortolussi – le Regioni e gli enti locali hanno assunto la gestione di settori importanti come la sanità, il lavoro, il trasporto pubblico locale e la formazione professionale senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. Anzi, la situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurre progressivamente i trasferimenti, creando non pochi problemi di bilancio a molte realtà locali che, a loro volta, si sono difese facendo leva sulle nuove imposte locali introdotte dal legislatore”. 

Un “effetto domino” insidioso che ha finito per penalizzare le famiglie e le piccole e medie imprese. Ovvero i gangli terminali di una catena che colpisce (spesso in maniera letale) i più deboli.