Ast Terni: vertenza risolta. 290 esuberi volontari e nessun licenziamento

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:26

Ast

 

Una vertenza complessa come quella della Ast (Acciai speciali Terni) non poteva concludersi in tempi stretti. E, infatti, l’ultimo tavolo convocato al ministero dello Sviluppo economico si è protratto per più di 24 ore, durante le quali tutte le parti coinvolte nella discussione hanno detto la loro, approdando, alla fine, a una soluzione condivisa.

L’intesa siglata ieri al Mise – che, lo ribadiamo, sancisce la fine della vertenza – prevede, in estrema sintesi, il rientro dei licenziamenti paventati e l’avvio di 290 esuberi volontari. Non ci sarà la cassa integrazione volontaria, mentre l’azienda si è impegnata a produrre almeno un milione di tonnellate di acciaio all’anno e di fare investimenti per aumentare l’efficienza dei due forni e ampliare la rete commerciale.

Non solo: l’accordo raggiunto ieri ha spianato la strada anche al rinnovo del contratto integrativo con il mantenimento delle maggiorazioni per il lavoro notturno, i premi di produttività, l’indennità di chiamata e l’indennità per il lavoro svolto di domenica. E nell’intesa sono state contemplate anche le aziende che hanno fin qui collaborato con la ThyssenKrupp, alle quali si guarderà prioritariamente in caso di nuovi appalti.

L’intesa è stata siglata da tutti i partecipanti alla discussione: dal ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, al sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova;  dall’amministratore delegato dell’azienda, Lucia Morselli, alla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, al sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo. E da tutte le sigle sindacali che hanno ingaggiato un serrato braccio di ferro con i vari interlocutori: Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Ugl Metalmeccanici, Fismic e Rsu.

Stando a quanto precisato nella nota diffusa ieri da Mise, il piano di rilancio prospettato dalla Ast avrà una durata di 4 anni. Nei primi due l’azienda cercherà di raggiungere un nuovo equilibrio finanziario (ovvero di rimettere i conti a posto), mentre negli ultimi due si concentrerà – si presume – sugli investimenti che dovrebbero potenziare le capacità produttive dello stabilimento.

Perché l’accordo diventi operativo manca, adesso, solo la “benedizione” dei lavoratori che, durante le assemblee convocate oggi in azienda, saranno chiamati a esprimersi (attraverso un referendum vincolante) sui contenuti dell’intesa raggiunta ieri a Roma.

 

 

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