Termini Imerese: tutto fermo in attesa del socio di Grifa

Grifa

 

La speranza che gli ex dipendenti della Fiat di Termini Imerese avevano riposto nell’incontro che si è svolto giovedì scorso al Mise è andata delusa. Nessuna soluzione definitiva è stata, infatti, prospettata per lo stabilimento fermo ormai da tre anni. A impedire la chiusura della vertenza è stato il solito motivo: la mancanza di investimenti certi. In pratica Grifa (il gruppo che vorrebbe rilevare l’ex fabbrica della Fiat) non disporrebbe di tutti i soldi necessari per garantire il buon esito dell’operazione e sarebbe, per questo, alla ricerca di un socio affidabile e generoso, che possa aiutarla a chiudere la partita siciliana.

Fino a giovedì scorso, nessuna certezza era stata consegnata, per quanto, stando ai beninformati, un investitore dalle elevate capacità finanziarie e dal know how industriale solido sarebbe già stato individuato dalla Grifa. Se ne tornerà a parlare lunedì prossimo al Mise dove sarà il viceministro Claudio De Vincenti (che segue questa e altre vertenze) a verificare se le novità annunciate dal gruppo rappresentino una garanzia sufficiente a procedere con le trattative. Se così sarà, martedì 16 dicembre verrà convocato l’ennesimo tavolo ministeriale alla presenza della Regione Sicilia, del Comune e delle sigle sindacali. Che restano preoccupate.

La cassa integrazione per i lavoratori è in scadenza e, se non verrà ratificato il passaggio alla Grifa entro la fine dell’anno, non potrà essere rinnovata. Risultato? Gli ex dipendenti della Fiat rischiano concretamente di rimanere senza alcun sostegno economico, dopo anni di ammortizzatori e promesse disattese. Per questo, molti di loro avrebbero deciso di optare per una soluzione alternativa, ovvero la mobilità volontaria incentivata proposta dalla Fiat (in pratica un licenziamento con una corposa liquidazione).

Tornando ai soldi necessari a concludere l’operazione, Grifa dovrebbe dimostrare la disponibilità di 25 milioni di euro ai quali si aggiungerebbero i 75 promessi da una banca brasiliana (sul cui contributo il governo avrebbe già garantito). Ma a fare la loro parte dovrebbero essere anche il ministero dello Sviluppo economico e la Regione Sicilia, con uno stanziamento complessivo di 300 milioni di euro su cui la giunta di Rosario Crocetta deve ancora deliberare.