La Fiat “radiografata” dalla Fiom: metà lavoratori con ammortizzatori sociali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:55

Riunione in piazza Montecitorio del comitato centrale della Fiom in occasione della consegna della proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale

 

Si chiama “Radiografiat” l’indagine che la Fiom di Maurizio Landini ha condotto sugli stabilimenti italiani dei gruppi Fca (Fiat Chrysler Automobiles) e Cnh Industrial interpellando 65 mila dipendenti. Uno screening dettagliato attraverso il quale il sindacato più “rosso” d’Italia, quello che ha imbracciato un duro confronto anche col premier Matteo Renzi, ha voluto denunciare i cambiamenti già avvenuti nei gruppi e quelli ancora in corso d’opera, vaticinando tempi duri per i lavoratori.

“La Fiat come la conoscevamo non esiste più – ha tagliato corto Landini – Quello che emerge dalla nostra indagine è una nuova articolazione, sia produttiva sia di funzionamento del gruppo. Non c’è solo il problema che Fca e Cnh Industrial non hanno più la sede legale in  Italia – ha spiegato il sindacalista – ma siamo di fronte al fatto che c’è un nuovo sistema industriale. E questo è un punto che, a nostro avviso, non è stato ancora colto nel Paese, neanche dalle forze politiche, perché quello che noi indichiamo è che oggi – ha messo in evidenza Landini – senza la cassa integrazione e senza gli ammortizzatori sociali, saremmo di fronte a carichi produttivi che darebbero lavoro alla metà delle persone che operano nel gruppo”.

Dal 2002 al 2013, stando alla rilevazione della Fiom, il tasso di produzione delle auto Fiat in Italia è passato dal 62,3% al 23,9%. Un ridimensionamento significativo, legato a doppio filo alla progressiva “sottrazione di modelli e volumi” agli stabilimenti italiani ai quali la ex Fiat ha preferito le fabbriche aperte  in Turchia, Polonia, Ungheria e Serbia dove, nel primo trimestre del 2014, è stato realizzato il 46% delle vetture vendute in Italia. “C’è stato un vero e proprio processo di delocalizzazione“, ha denunciato Landini. Che, come prevedibile, ha puntato l’indice contro le politiche sindacali del gruppo di Marchionne. “Con gli accordi che sono stati fatti – ha dichiarato il segretario della Fiom – i ritmi e i carichi di lavoro sono superiori. Cioè le singole persone, nelle 8 ore di lavoro che fanno, hanno dei livelli di produttività che sono molto più alti di prima”.

Un aggravio di lavoro al quale, secondo il sindacalista, non corrisponde un aumento dello stipendio. Anzi: “Dal primo gennaio del 2015, per la prima volta – ha annunciato Landini – i salari minimi dei lavoratori della Fiat saranno inferiori a quelli di tutti gli altri lavoratori italiani a cui viene applicato il Contratto nazionale del lavoro”. 

 

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!