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Istat: retribuzioni su dell’1,1% in un anno. Ma solo nel privato

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SEDE ISTAT

 

L’Istat ha diffuso ieri i risultati di una recente indagine (relativa al mese di novembre) sulle retribuzioni contrattuali degli italiani, svelando che – seppure in maniera poco incisiva – esse sono aumentate.

Alla fine di novembre, i contratti collettivi nazionali di lavoro hanno riguardato il 44,4% degli occupati dipendenti corrispondente al 41,3% del monte retributivo osservato. Nello stesso periodo, le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate dello 0,1% rispetto al mese precedente (ottobre) e dell‘1,1% rispetto all’anno scorso (novembre 2013).

Ma quali sono stati i settori in cui si sono registrati gli aumenti più significativi? Quello delle telecomunicazioni (le cui retribuzioni sono cresciute del 3,5% su base annua), quello dell’agricoltura (+3,1%) e quello della gomma, della plastica e della lavorazione di minerali non metalliferi (+3%). Nessuna variazione è stata, invece, rilevata dall’Istat nel settore del commercio e nella pubblica amministrazione (il cui blocco degli stipendi ha, come è noto, scatenato una battaglia a distanza tra il governo e i sindacati).

Non solo: l’indagine dell’istituto di statistica ha preso in considerazione anche la quota di lavoratori in attesa di rinnovo di contratto che, alla fine di novembre, erano il 55,6% del totale dell’economia e il 42,7% del settore privato. Un’attesa che, per i dipendenti pubblici, dura mediamente 36,3 mesi e per i lavoratori privati 20,8 mesi.

 

 

 

 

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