Cgia: La ripresa parte dal Nord-Est

Ripresa

 

“Se la Lombardia e il Nordest tornano a crescere, anche il resto del Paese è destinato a risollevarsi. In passato è sempre stato così”. A dichiararlo è stato il presidente della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che intravede “schiarite” per l’economia nazionale. Il 2015 dovrebbe, infatti, segnare il tanto atteso “cambio di passo”, proprio a partire da quel Nord-Est che ha sempre fatto da “locomotiva”.

L’indagine condotta dall’associazione degli artigiani e dei piccoli e medi imprenditori ha preso in esame quattro indicatori, mettendo in evidenza la generale tendenza al miglioramento riscontrata in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige.

Si parte dal Pil: stando ai dati proposti dal centro studi della Cgia, in Trentino Alto Adige, si passerà dal -0,1 registrato nel 2014 al +0,9 dell’anno appena iniziato. Mentre +0,7 sarà l’obiettivo centrato da Veneto e Friuli Venezia Giulia la cui ricchezza, nel 2014, si era fermata rispettivamente a +0,2 e +0,1. Per una media che, per l’intero Nord-Est, raggiungerà un soddisfacente +0,8.

Buoni anche i risultati rilevati alla voce consumi, con il passaggio, in Trentino Alto Adige, dal +0,3 del 2014 al +0,9 del 2015; dal +0,2, in Veneto, al +0,9 e dal +0,1, in Friuli Venezia Giulia, al +0,8. Per una media che segna un incremento dei consumi delle famiglie pari a 0,9.

A rimanere fermi saranno, invece, anche nel Nord-Est, gli investimenti. Eccezione fatta per il magrissimo +0,1 previsto in Friuli Venezia Giulia. Mentre stime ben più rotonde sono state messe in evidenza, dal centro studi della Cgia, in riferimento all‘export. Secondo le previsioni, si passerà, infatti, dal +3,3 rilevato, in Trentino Alto Adige, nel 2014 al +3,8 del 2015; dal +3,7 dell’anno scorso al +3,9 vaticinato per il 2015 in Veneto; mentre il Friuli Venezia Giulia dovrebbe far registrare il passaggio dal +1,7 dell’anno passato al +2,6 di quello appena iniziato. Per una media pari a +3,7.

Numeri che – secondo gli studiosi della Cgia – certificano l’orientamento alla ripresa che, dalle zone notoriamente più ricche e produttive del Paese, dovrebbe poi espandersi (con modalità e tempistiche non ancora prevedibili) anche ai territori storicamente più svantaggiati.