La Befana: dalle origini ai giorni nostri

La Befanimagesa (corruzione del termine Epifania, “manifestazione”), nell’immaginario collettivo è una vecchina dinoccolata, vestita di stracci che volando a cavallo di una scopa dispensa doni ai bambini buoni e carbone ai bimbi che durante l’anno hanno compiuto delle malefatte, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio.

Il personaggio origina da tradizioni magiche precristiane e nella cultura popolare si fonde con elementi folcloristici e cristiani poiché richiama l’episodio dei Magi che offrono doni a Gesù Bambino.

In epoca romana si credeva che, nelle dodici notti successive al solstizio d’inverno figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare il raccolto, condotte da Diana, dea lunare connessa alla vegetazione, o dalle divinità Satia (dal latino satiaetas, “sazietà”) e Abundia (da abundantia, “abbondanza”).

Nella fattispecie la dodicesima notte dopo il Natale si celebrava la rinascita della natura e pertanto Madre Natura, raffigurata da questa vecchietta dal temperamento benevolo, periva per poi rigenerarsi. In questo senso la Befana coincide con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità.

Ma a partire dal IV d.C. condannata dalla Chiesa, l’antica figura pagana femminile fu assorbita gradualmente nel Cattolicesimo a significare una sorta di dicotomia tra bene e male.

Tradizione tipicamente italiana attualmente la Befana è vista piuttosto come una sorta di nonna che premia o punisce i bambini e la sua figura, non ancora soppiantata da quella di Babbo Natale, sta riacquisendo un valore che si riteneva fosse andato perduto, in quanto «è legata alla riscoperta e alla valorizzazione delle antiche radici, tradizioni e dell’autentica identità culturale» della nostra penisola.