Attacco a Charlie Hebdo: sul web emergono dubbi e incongruenze. E qualcuno parla di false flag

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00

Attacco 10906406_689091697856387_4573250839290333332_na Charlie Hebdo – Dopo l’attentato di ieri al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, su alcuni siti web stanno circolando rumours rispetto alla “credibilità” del massacro, in cui hanno perso la vita il direttore e tre vignettisti del celebre periodico.

Tra i primi a sollevare dubbi sulla strage Giorgio Ferrari, inviato speciale e autore di saggi storici e reportage di guerra che, su The Post Internazionale, sostiene: “Ci sono troppe ombre attorno alla strage nella sede di Charlie Hebdo. Troppe incongruenze, troppe zone grigie e il sospetto ingeneroso che quella caccia all’uomo per le strade della banlieue, quel susseguirsi di operazioni e di fermi, di pedinamenti e di arresti finisca per infrangersi contro un muro di gomma”. Più avanti nell’articolo l’autore sospetta che dietro l’attacco si celino un manovratore ed un beneficiario.

In un intervento sul blog di Beppe Grillo Aldo Giannullo scrive “Gli attentatori sono […] principianti che fanno errori da recluta”. Dello stesso parere il Corriere della Sera di ieri in cui si legge “gli errori fanno pensare a persone di recente addestramento“.

In un altro sito web si parla di “mediateatralizzazione”, di “orrore e colpevoli già pronti”, di “vittime perfette”.

Altri ancora hanno evidenziato falle nella pianificazione dell’attacco, ritenendolo in qualche modo improvvisato, approssimativo. Anzitutto l’auto ritrovata dopo l’attentato non corrisponderebbe a quella usata dagli attentatori e ripresa da una telecamera.

È verosimile che i due terroristi nella fuga abbiano lasciato intenzionalmente nell’abitacolo della vettura i documenti che hanno consentito alle autorità la loro identificazione?

Non risulta decisamente strano che i due in un primo momento abbiano sbagliato indirizzo, che abbiano lasciato in vita una fumettista e ucciso un inserviente? E perché avrebbero ucciso un poliziotto islamico? Come è possibile che gli assassini siano riusciti a fuggire indisturbati senza alcun intervento da parte delle forze dell’ordine?

E ancora, com’è possibile che siano arrivate solo due ambulanze e che per tre vittime ci sia sempre la medesima squadra di soccorso? Erano forse attori di soccorso? Perché il primo soccorritore ha il numero 2 in testa? I soccorritori dovevano seguire un certo ordine per le telecamere?

Perché ci sono segni di lesioni sui corpi delle 12 vittime ma non tracce di colpi?

Perché i proiettili, dalle striature, risultano essere stati sparati dall’esterno della redazione allorché,  secondo i testimoni, i killer hanno agito dall’interno dell’edificio?

Perché le immagini della redazione vengono mostrate solo ora e perché non ci sono ancora foto delle 12 vittime?

Tutti concordano sul fatto che la matrice dell’atto sia palesemente jihadista, ma in molti sospettano che nella vicenda ci siano altre mani che intervengono a vario titolo.

Qualcuno ha azzardato l’ipotesi che si tratti di un’operazione sotto falsa bandiera, magari progettata a tavolino per fomentare il fuoco della violenza e della vendetta verso un nemico che l’Occidente stesso ha creato, per poter promuovere la guerra in Medioriente con il consenso dell’opinione pubblica.

Dove risiede la verità?