Landini riabilita Marchionne ma non Renzi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:27

Il presidente del Consiglio riceve la Fiom e i delegati della vertenza AST di Terni

 

Il leader della Fiom, Maurizio Landini, è diventato uno dei volti mediatici più noti del Paese. Il suo “radicalismo” sindacale – che lo ha portato, per un certo periodo, in rotta di collisione anche con la “compagna” Susanna Camusso – lo ha spinto a ingaggiare lotte senza quartiere con politici e imprenditori che, dal suo punto di vista, tentano di ledere i diritti dei lavoratori.

Tra gli avversari più accreditati, l’amministratore delegato della Fca, Sergio Marchionne, le cui scelte manageriali hanno sempre indispettito Landini. Fino a ieri, quando interpellato da La Repubblica, il numero uno della Fiom ha riconosciuto all’italo-canadese il merito di aver sbloccato la situazione nello stabilimento di Melfi, annunciando l’assunzione di 1.500 nuovi dipendenti“Diciamo bravissimo a Marchionne – ha dichiarato il rappresentante delle tute blu – Siamo tutti contenti e chiediamo che prosegua su questa strada anche negli altri stabilimenti”.

Ma c’è qualcuno su cui il vulcanico sindacalista non sembra affatto disposto a ritrattare. Anzi. Nel corso di un convegno organizzato ieri a Roma, dal titolo “Riprendere il cammino dello sviluppo si può”, il segretario della Fiom ha confermato il suo giudizio negativo sul premier Matteo Renzi“Oggi si parla moltissimo di cambiamento – ha osservato Landini – ma se si va ad analizzare la situazione, si scopre che, negli ultimi anni, il cambiamento ha prodotto sopratutto un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. E nello stesso tempo – ha aggiunto il rappresentante dei metalmeccanici – sta continuando a emergere una logica che nasconde, dietro la parola cambiamento, una centralizzazione fortissima del ruolo del mercato e dell’impresa, senza alcun vincolo sociale”.

“Io sono andato a rileggermi la lettera che la Bce ci ha inviato nel 2011 – ha continuato, nel suo ragionamento, Landini – e sono arrivato a questa conclusione: le scelte che il governo Renzi ha fatto, spacciandole per nuove e innovative, sono in realtà provvedimenti che completano ciò che la lettera della Bce chiedeva di fare all’Italia nel 2011 e che i governi precedenti non avevano fatto”. “Le cosiddette riforme strutturali ha rincarato il sindacalista – sono quelle che, dentro una logica di austerità e di politica monetaria, qualcuno ci ha chiesto di fare“.

 

 

 

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