Elezione Presidente della Repubblica 2015: Romano Prodi, un altro europeista al Quirinale?

Romano Prodi

 

Mancano dieci giorni esatti all’avvio del nuovo “carosello” parlamentare che designerà il successore di Giorgio Napolitano al Colle. Il toto-nomine impazza da giorni, costringendo nel “calderone” figure di ogni tipo: politici, giuristi, artisti e opinionisti. Senza esclusione aprioristica alcuna.

Si dirà: di leggere l’ennesimo articolo che passa in rassegna la lista dei “quirinabili” non se ne sente affatto il bisogno, ma tant’è, abbiamo pensato che, in attesa di cerchiare la data del 29 sul calendario, potesse essere utile focalizzare l’attenzione su coloro che gli “strilloni” della vigilia indicano come i più papabili. Per ragioni che, lo scriviamo per inciso, spesso rispondono a logiche vietnamite di “esclusione preventiva” (in pratica, più una candidatura viene congetturata con forza, più rischia di essere fatalmente “bruciata”).

Tra i nomi più abusati, c’è sicuramente quello di Romano Prodi. Classe 1939, il Professore di Economia e Politica industriale nato a Scandiano (provincia di Reggio Emilia) è, da tempo, indicato come uno dei più probabili successori di Napolitano. Per quanto la cronaca politica più recente incoraggi a pensare il contrario: il 19 aprile del 2013, infatti, Prodi venne “impallinato” da 101 compagni di partito che, non votandolo al quarto scrutinio, ne impedirono la salita al Colle. Un’onta che il Professore ha ripagato con il mancato rinnovo della tessera Pd e lo stizzito allontanamento dalla dirigenza del partito.

E dire che, sulla carta, Prodi avrebbe tutte le carte in regola per ambire alla presidenza della Repubblica. Nominato per la prima volta ministro dell’Industria nel lontano 1978 dall’allora presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, ha sempre alternato l’impegno dirigenziale a quello politico. Dal 1982 al 1989 è stato presidente dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale) e nel 1995 ha fondato la coalizione dell’Ulivo che lo portato a diventare presidente del Consiglio dal 1996 al 1998 (battendo, nelle urne, Silvio Berlusconi). Incarico che ha “bissato” dal 2006 al 2008.

E non può essere trascurato il periodo trascorso alla presidenza della Commissione europea, dal 1999 al 2004, durante il quale è entrato in vigore l’euro che, se da una parte gli ha procurato gli applausi degli europeisti più convinti, dall’altra lo ha esposto agli “strali” di coloro che rintracciano nell’introduzione della moneta unica i prodromi della crisi ancora in corso.

Dal 2008, il Professore – di cui il comico Corrado Guzzanti ha evidenziato, nella sua riuscita imitazione, il tratto più “sornione” (in antitesi con l’iperattività incarnata, invece, dal suo eterno competitor, Silvio Berlusconi) – ha, comunque, scelto di allontanarsi dalla scena politica italiana per offrire il proprio contributo alle missioni di peacekeeping condotte in Africa dall’Onu. Recentemente interpellato sulla possibilità di salire sul Colle più alto di Roma: “Sto passando una fase molto interessante e creativa della mia vita – si è smarcato Prodi – e non voglio più essere in mezzo a queste tensioni e a questi problemi”. Come dire che il “tradimento” subito quasi due anni fa non è ancora stato metabolizzato.