Pubblico impiego: si licenzia soprattutto per assenteismo

Impiegato Pubblico

 

Dici impiegato pubblico e, nell’immaginario collettivo alimentato da una buona dose di approssimazione, pensi al “fannullone” che scribacchia al computer tra una pausa caffè e l’altra. Una “nomea” che i recenti fatti di Roma – a Capodanno una quantità impensabile di vigili urbani si sono dati malati – non hanno certo aiutato a riscattare.

Ma quali sono le cifre che riguardano la “galassia” del pubblico impiego che – lo ricordiamo – ingloba un gran numero di lavoratori? A fornire qualche cifra è stato il ministero della Funzione Pubblica, che ha focalizzato la propria attenzione sui licenziamenti svelando che, nel 2013, se ne sono contati in tutto 220. Di questi, 99 (pari al 45%) sono stati causati dall’eccessivo numero di assenze (ingiustificate o non comunicate), 78 (pari al 36%) da reati, mentre 35 (pari al 16% del totale) da comportamenti non corretti verso i superiori o i colleghi e da negligenza e inosservanza degli ordini di servizio. E non sono mancati i 7 dipendenti pubblici licenziati, nel 2013, per aver svolto attività extralavorative non autorizzate (in pratica, avevano un doppio lavoro). Il maggior numero di “vittime” si è contato nel comporto della scuola dove i licenziati sono stati 81, seguiti dai 66 “silurati” nei ministeri.

Il confronto con gli anni precedenti svela qualche cambiamento: nel 2011 e nel 2012, infatti, la maggior parte dei licenziamenti pubblici è stata determinata dai reati, mentre la quota degli assenteisti si è mantenuta sotto la soglia del 30%. Come dire che la tendenza a non presentarsi a lavoro (per motivi più o meno ingiustificati) si è consolidata solo nel corso degli ultimi anni.