Randstad Italia: sempre più lavoratori over 50

Lavoratori over 50

 

Il dato era già stato rilevato qualche settimana fa da Confindustria, ma a rimarcarlo ci ha pensato la Randstad Italia, Agenzia per il lavoro specializzata (tra le altre cose) nel reclutamento e nella formazione di middle e top manager. Ebbene, stando a quanto documentato dall’Osservatorio permanente sull’Active Ageing (invecchiamento attivo) dell’agenzia, nel 2013, i lavoratori italiani che avevano già spento la cinquantesima candelina erano 17 milioni. Un numero importante che – è la previsione degli studiosi della Randstad – nei prossimi 20 anni si ingrosserà ulteriormente raggiungendo quota 22,5 milioni.

L’Italia, insomma, si configura sempre più come un Paese di “vecchi” (o diversamente giovani) ai quali bisogna guardare, con particolare attenzione, anche in ambito lavorativo. L’idea è quella di progettare un piano che consenta agli over 50 di vivere, serenamente e produttivamente, il loro impegno professionale. Un piano per favorire l’invecchiamento attivo che, secondo gli esperti, dovrà prendere le mosse dalla riformulazione dell’organizzazione aziendale, in modo da creare un ambiente in cui il lavoratore non più giovanissimo non venga percepito come un “vecchio arnese” da mettere da parte, ma al contrario come una risorsa a cui attingere.

“I lavoratori over 50 in Italia oggi costituiscono un’importante risorsa non soltanto nella dimensione delle relazioni familiari e sociali – ha spiegato il direttore operativo della Randstad Hr Solutions, Fabio Costantini – ma anche nel mondo produttivo. Eppure sono identificati spesso come un peso, perché non in grado di esprimere alto potenziale e volontà di partecipazione al lavoro. La gestione delle risorse più mature da parte delle aziende – ha continuato Costantini – deve rinnovarsi profondamente e aprire la strada a una nuova cultura dell’invecchiamento attivo e a nuove pratiche di valorizzazione delle figure anziane. Un impegno che, purtroppo, non trova grande sostegno nella legislazione del lavoro”.

A dargli manforte, il presidente di Federmanager, Giorgio AmbrogioniDa tempo, stiamo chiedendo al ministro Poletti di utilizzare i nostri pensionati per fare da tutor ai più giovani in percorsi di alto apprendistato – ha detto – Non siamo soddisfatti per come funzionano gli enti bilaterali che finanziano la formazione continua: ci sono troppe risorse inutilizzate o utilizzate solo per formazione di basso o bassissimo profilo. Ed è per questo – ha rimarcato il numero uno di Federmanager – che abbiamo proposto al ministro del Lavoro una nostra partecipazione diretta ai percorsi di formazione in alto apprendistato”.