Elezione Presidente della Repubblica 2015: Sergio Mattarella, la corsa di un ex democristiano al Colle

Sergio Mattarella

 

E se il prossimo inquilino del Colle arrivasse dalla calda Sicilia? L’ipotesi non sembra poi così remota, visto che il nome di Sergio Mattarella – palermitano doc dal 1941 – circola con insistenza da tempo tra i cosiddetti beninformati. A sponsorizzare la sua candidatura ci sarebbe la pattuglia centrista, che rintraccia nella sua formazione democristiana una certificazione di qualità sufficiente a garantirne l’alto profilo.

Sin da giovane Mattarella aderisce alla Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), svolgendo lì “l’apprendistato” politico che lo porterà in seguito a militare nelle fila della Dc, quindi in quelle del Ppi e, infine, della Margherita. Nel corso della sua lunga carriera, non gli sono certo mancati i riconoscimenti istituzionali: nel 1987, l’allora presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita, lo scelse come ministro dei Rapporti con il Parlamento (carica confermata anche sotto il governo Goria), poi fu Giulio Andreotti a “incoronarlo” ministro dell’Istruzione, mentre a volerlo al loro fianco, come responsabile della Difesa, furono gli allora premier Massimo D’Alema e Giuliano Amato, rispettivamente nel 1998 e nel 2000.

Eppure il suo volto è sconosciuto ai più. La sua fama è, infatti, legata non tanto a qualche memorabile intervento parlamentare o a qualche “comparsata” televisiva (pare, al contrario, che il “quirinabile” siciliano sia allergico all’esposizione mediatica) quanto, piuttosto, alla riforma elettorale che nel 1993 ha introdotto il sistema maggioritario nel nostro Paese. Quella legge che, in tempi di successivo Porcellum, è stata largamente rimpianta anche dai detrattori della prima ora.

L’ipotesi che a Giorgio Napolitano possa succedere un moderato di centrosinistra – che può tra l’altro “vantare” la fratellanza con l’ex presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, assassinato dalla mafia nel 1980 – non appare, insomma, così improbabile. Anche perché su di lui potrebbe convergere una buona parte dei democratici, disposta a riconoscere e premiare la vicinanza politica di Mattarella a Romano Prodi. Ma a remargli contro – oltre, ovviamente, ai pentastellati e ai vendoliani – potrebbero essere anche i “berlusconiani”: i rapporti tra il fresco giudice costituzionale (nominato da Napolitano nel 2011) e l’ex Cavaliere non sono, infatti, mai stati particolarmente cordiali e tanto potrebbe bastare a far precipitare le sue quotazioni nel “borsino” del Colle.