Mercatone Uno in crisi: lavoratori in stato di agitazione

Mercatone Uno

 

Non è certo un inizio di anno sereno per i dipendenti di Mercatone Uno,  il noto gruppo specializzato nella commercializzazione di mobili ed elettrodomestici che conta 85 punti vendita e circa 3.500 dipendenti in tutta Italia

Stando a quanto ufficializzato dalla stessa azienda, infatti, i dirigenti della Mercatone Business hanno presentato, negli scorsi giorni, un’istanza di concordato preventivo al Tribunale di Bologna. Di cosa si tratta? Di una richiesta di accordo che i dirigenti del gruppo vorrebbero ottenere con i loro creditori per scongiurare il fallimento e l’eventuale chiusura di alcuni punti vendita. Le cifre sui possibili licenziamenti non sono ancora state confermate, ma i rumors fin qui raccolti riferiscono di almeno cento lavoratori a rischio. Tanto quanto basta a far proclamare lo stato di agitazione tra i dipendenti rappresentati dalla Filcams-Cgil, dalla Fisascat-Cisl e dalla Uiltucs-Uil.

“Si tratta – si legge in una nota diffusa dallo stesso gruppo – di una scelta imposta dal perdurare della crisi e dal continuo calo dei consumi particolarmente grave nel settore dei beni durevoli, che ha determinato, a partire dalla ripresa autunnale dell’attività, una costante riduzione del fatturato. Il tutto aggravato dal contesto deflazionistico a cui conseguono prezzi di vendita sempre più bassi e perdita di marginalità”. “Sono già in corso – ha assicurato l’azienda nel comunicato – trattative con potenziali investitori interessati ad un marchio storico e leader del settore dell’arredamento, con i quali si sta discutendo il nuovo piano industriale elaborato da Alix Partners, leader mondiale in restructuring, e su cui si basa la continuità dell’attività”.

Le contromisure per evitare il peggio sarebbero, insomma, già scattate, ma a non illudersi troppo sono le sigle sindacali che hanno chiesto un incontro urgente con l’azienda per conoscere i dettagli del piano che dovrebbe portare alla ristrutturazione del gruppo. Non solo: nel caso in cui le cose non si dovessero chiarire, i sindacati hanno invocato anche l’apertura di un tavolo di negoziazione con le istituzioni volto a fornire garanzie ai lavoratori.

“Negli ultimi tre anni – hanno dichiarato, in una nota, i sindacati – abbiamo sottoscritto accordi per l’utilizzo dei contratti di solidarietà, che dovevano avere lo scopo di consentire un processo di riorganizzazione dei punti vendita, tale da rilanciare l’azienda e renderla competitiva e contenere, al contempo, il costo del lavoro per salvaguardare l’occupazione. L’immobilismo e la mancanza di iniziativa anche sul piano commerciale – hanno rincarato i sindacati – hanno, invece, caratterizzato l’andamento degli ultimi tre anni, contribuendo ad aggravare gli inevitabili effetti della crisi economica. A nulla, quindi, sono serviti i sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori”.