Samra Kesinovic e Sabina Selimovic, le “ragazze immagine dell’Isis”. Dove inizia la verità e finisce la propaganda?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:23

Samra Kesinov20141219_isis-ragazzineic e l’amica Sabina Selimovic, rispettivamente di 17 e 16 anni, viennesi di origine Kosovara e di religione musulmana, lo scorso Aprile 2014 avevano deciso di sposare la causa degli integralisti islamici e  di raggiungere la Siria per morire in nome di Allah.

Le due adolescenti, ribattezzate le “ragazze immagine” dell’Isis, erano sparite lasciando ai genitori un bigliettino che recitava: “Non cercateci. Andremo a servire Allah e moriremo per lui”.

Poi sui social erano apparse alcune foto che le ritraevano circondate da uomini armati, col velo e i kalashnikov in mano, tuttavia le autorità austriache avevano escluso si trattasse realmente delle due ragazzine, bensì di immagini propagandistiche che circolavano sul web già da parecchio tempo.

L’Ottobre scorso i siti web di mezzo mondo avevano riportato la notizia secondo cui, le due ragazze, avrebbero voluto fare ritorno a casa, che avessero sposato due guerriglieri ceceni e che fossero incinte.

Pare che le ragazze, confinate a Raqqa, la capitale ufficiosa del califfato di al-Baghdadi, fossero riuscite a mettersi in contatto con le loro famiglie, esprimendo loro il desiderio di fare rientro casa.

Secondo i media, le autorità austriache avrebbero declinato tale richiesta.

In realtà da diversi mesi non si sa che fine abbiano fatto le due giovani.

Il funzionario dell’Onu, David Sharia, intervistato su un portale israeliano ha rivelato che una delle due “jihad girl” sarebbe stata uccisa durante un combattimento, mentre l’altra sarebbe sparita. Sharia però non ha chiarito quale delle due fosse presumibilmente morta.

L’Onu tuttavia ha precisato che al momento non c’è conferma.

E malgrado il governo austriaco abbia dichiarato che fosse oggettivamente impossibile per loro tornare in Patria dalla Siria, perché rappresenterebbero il vessillo dell’Isis in terra austriaca, confermando la reale esistenza di queste due reclute dell’Isis, alcune fonti fanno intendere che dietro la notizia si celi propaganda mediatica. Il dubbio è più che legittimo, data l’impossibilità di trovare tracce o indizi che confermino la veridicità della news.

Del resto anche nel nostro Paese si sta facendo molta propaganda per screditare ulteriormente il governo italiano, per il presunto riscatto pagato per la liberazione delle due connazionali sequestrate in Siria -Vanessa Marzullo e Greta Ramelli – , protagoniste altresì di una colossale (e criminale) bufala in base alla quale, durante la prigionia, avrebbero avuto rapporti sessuali coi sequestratori.

La verità totale dei fatti non si saprà mai, anche in considerazione della propaganda antigovernativa online che tende a modificare le fonti ufficiali.

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