Elezione Presidente della Repubblica 2015: Anna Finocchiaro, dall’Ikea al Quirinale?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:45

Anna Finocchiaro

 

E se il prossimo inquilino del Colle fosse solito indossare un tailleur? L’eventualità che il Quirinale si colori presto di rosa, accogliendo nelle sue ampie stanze la prima presidente della Repubblica donna, non sembra poi così remota. Nel tritacarne del toto-nomine sono finite “signore” diversissime tra loro: dalla pasionaria radicale Emma Bonino (che ha però recentemente parlato di una grave patologia che non le permetterebbe di onorare, fino in fondo, un così gravoso impegno istituzionale) all’attuale responsabile della Difesa, Roberta Pinotti. Passando per le ex “tecniche” Paola Severino e Annamaria Cancellieri che, nel governo guidato da Mario Monti, si occuparono rispettivamente di Giustizia e Interni.

Ma a primeggiare su tutte è Anna Finocchiaro, la senatrice democratica di lungo corso che, stando alle ultime indiscrezioni, starebbe incassando consensi trasversali, compresi quelli della Lega e di Forza Italia. A tentennare sul suo nome sarebbe, invece, paradossalmente Matteo Renzi. Se è, infatti, vero che la possibile ascesa della Finocchiaro al Colle fornirebbe al premier un assist perfetto per rinforzare la sua immagine (un po’ appannata) di rottamatore (sarebbe il primo presidente del Consiglio a celebrare l’incoronazione della prima presidente della Repubblica donna); è altrettanto vero, però, che a impensierire Renzi sarebbe la forza politica della compagna di partito.

In pratica, stando ai beninformati, il premier sarebbe alla ricerca di un presidente che, in rottura con l’interventismo di Giorgio Napolitano, mantenga un profilo politico basso e si limiti a rappresentare simbolicamente la Nazione. Senza incidere troppo sulle dinamiche governative del Paese. Non solo: il nome della Finocchiaro potrebbe generare nuove e più profonde lacerazioni all’interno del Pd, visto che molti esponenti della minoranza barricadera (come il senatore Corradino Mineo, ad esempio) hanno già dichiarato di non condividerne affatto la candidatura.

Sia come sia, la “quirinabile” Finocchiaro è nata 59 anni fa a Modica, in provincia di Ragusa, e si è laureata in Giurisprudenza nel 1981. Dopo essere stata funzionario della Banca d’Italia a Savona, pretore a Leonforte e sostituto procuratore al Tribunale di Catania, nel 1987 entra per la prima volta in Parlamento come deputata del Pci. Nel 2006 l’allora premier Romano Prodi la sceglie come ministro delle Pari Opportunità nel suo primo governo, confermandole la fiducia anche nel 2008 quando la nomina responsabile dei Rapporti col Parlamento del suo governo-ombra.

Dal 2006 è capogruppo al Senato (prima nelle fila dell’Ulivo poi del Pd) e attualmente ricopre la carica di presidente della prima commissione permanente Affari Costituzionali della presidenza del Consiglio. In pratica, negli ultimi concitati mesi, la Finocchiaro ha oliato pazientemente i rugginosi ingranaggi che hanno portato all’approvazione della riforma del Senato, guadagnandosi il pubblico encomio della ministra Maria Elena Boschi.

Ma nel suo curriculum figura anche qualche “scivolone”, come la mancata elezione, nel 2008, a presidente della Regione Sicilia (i suoi conterranei le preferirono Raffaele Lombardo). O l'”incidente” del marito imprenditore Melchiorre Fidelbo, inciampato in un procedimento giudiziario per truffa e abuso di ufficio. Al consorte della Finocchiaro viene contestata l’assegnazione di un appalto per l’informatizzazione di un poliambulatorio di Giarre, che avrebbe ottenuto senza partecipare a una regolare gara.

E non bisogna dimenticare il piccolo inconveniente del maggio del 2012 quando la senatrice del Pd, di rosso vestita, venne “infilzata” dagli obiettivi della rivista Chi mentre faceva la spesa all’Ikea. Con i tre uomini della scorta al seguito, a portarle il carrello e a consigliarla sull’acquisto di stendini e padelle. Un’immagine che, a giudizio dell’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, contribuì notevolmente a incrementare l’insofferenza degli italiani nei confronti della “casta”.

 

 

 

 

 

 

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