Cgia Mestre: le imprese che lavorano per lo Stato? Le più svantaggiate

Iva

 

A farsi portatrice di notizie non proprio entusiasmanti per gli imprenditori italiani è, ancora una volta, la Cgia di Mestre. Che ha però circoscritto la propria attenzione a una platea ben precisa di imprese, quelle che sono solite lavorare con le Pubbliche amministrazioni e che, secondo l’associazione, sono quelle che navigano nelle acque più agitate.

Stando a un calcolo effettuato dall’ufficio studi della Cgia, infatti, per effetto della nuova legge di Stabilità, le imprese che forniscono servizi o beni allo Stato saranno a corto di liquidità. E più precisamente di circa 1,5 miliardi di euro fino alla metà del prossimo mese di maggio. Il motivo? Il provvedimento, che ha introdotto il cosiddetto “split payment” (letteralmente spacca il pagamento), ha sostanzialmente delineato uno scenario nel quale le imprese, a termine del loro lavoro, dovranno continuare a emettere la fattura con l’Iva, ma senza confidare nell’incasso della stessa Iva che verrà, piuttosto, versata all’Erario.

Le cose potrebbero “aggiustarsi” un po’ a partire dal 16 maggio prossimo perché alle stesse aziende dovrebbe essere consentito di compensare i crediti Iva maturati in questo periodo con eventuali debiti fiscali contratti con l’Erario o con gli enti previdenziali e/o assicurativi. Ma fino a quella data, la mancanza di liquidità renderà loro la vita davvero difficile.

“Pur sapendo che la novità fiscale introdotta con la legge di Stabilità ha come obiettivo quello di contrastare l’evasione dell’Iva – ha commentato il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – in questi primi 5 mesi dell’anno, non saranno poche le aziende che dovranno fare i salti mortali per avere a disposizione un po’ di liquidità. Se a ciò aggiungiamo che chi lavora con la Pubblica amministrazione sconta dei ritardi di pagamento non riscontrabili in nessun altro Paese europeo, il risultato è drammatico. Lavorare per lo Stato – ha tagliato corto Bortolussi – non sempre è conveniente”.