Elezione Presidente della Repubblica 2015: Walter Veltroni, il democratico soft verso il Colle?

Walter Veltroni

 

A due giorni di distanza dall’inizio delle votazioni che porteranno, in un lasso di tempo impossibile da prefigurare, all’elezione del nuovo capo dello Stato, niente è ancora chiaro. Ciò che è fin qui emerso è che il premier Matteo Renzi non ha alcuna intenzione di presentare ai suoi interlocutori una “rosa” di candidati su cui ragionare. L’idea del giovane premier sarebbe, piuttosto, quella di ufficializzare, giovedì mattina stesso (poco prima di entrare nell’Aula di Montecitorio), il nome di un unico candidato: da votare – si dice – a partire dal quarto scrutinio.

A cosa servino, dunque, le consultazioni, è cosa difficile da comprendere. Se il premier-segretario non vuole negoziare sul nome del nuovo inquilino del Colle, non si capisce allora di cosa abbia intenzione di parlare  nel corso dei tanti incontri convocati oggi al Nazareno. Di criteri e prerogative del nuovo presidente? Ma tutto è stato già abbondantemente detto, attraverso i giornali e i social media che Renzi non manca di frequentare quotidianamente.

Sia come sia, per completezza di cronaca, ci tocca passare in rassegna il profilo di un altro “quirinabile”, annidato nelle fila di quel Pd che il premier traghetta tra i marosi della politica. Un predecessore dello stesso segretario o, se si preferisce, l’iniziatore della “stirpe”: quel Walter Veltroni che, nel 2007, venne designato primo segretario del Pd.

La possibilità che l’ex sindaco di Roma succeda a Giorgio Napolitano appare concreta ad alcuni osservatori. A sponsorizzare la sua candidatura ci sarebbe, infatti, l’ala “morbida” del Pd, la pattuglia centrista e lo stesso Silvio Berlusconi che ha sempre guardato, con moderata simpatia, all’operato dell’avversario soft di centrosinistra.  Ma cosa ne pensa Matteo Renzi? Difficile capirlo. Se è vero, come in tanti vanno salmodiando da giorni, che il premier è alla ricerca di un presidente poco inserito nelle dinamiche politiche, il nome di Walter Veltroni potrebbe non essere la carta giusta da giocare.

Nato a Roma nel 1955, Veltroni ha, infatti, dedicato gran parte della sua vita all’impegno politico diventando, per la prima volta, consigliere comunale del Pci nel 1976. Undici anni dopo, nel 1987, esordisce alla Camera dando il là a una carriera parlamentare di lungo corso. Nel 1996, l’allora premier Romano Prodi lo nomina ministro dei Beni culturali, ma dopo la caduta del governo, Veltroni torna a concentrarsi sul partito diventando segretario dei Ds.

La “svolta” arriva nel 2001 quando viene eletto sindaco di Roma. Durante la sua lunga gestione (viene riconfermato primo cittadino nel 2006), la Capitale cambia volto, grazie a un nuovo piano regolatore che, secondo i detrattori, ha spianato la strada alla cementificazione selvaggia e agli “affari sporchi”. Ma a Veltroni si deve anche l’apertura dell’Auditorium della Musica, l’invenzione della “Notte Bianca” e l’avvio del Festival del Cinema, di cui è grande cultore.

I suoi 7 anni al Campidoglio (nel 2007 si dimette per diventare, come già detto, primo segretario del Pd) proiettano, insomma, luci ed ombre sul suo operato. Per quanto il giudizio che il suo successore, Gianni Alemanno, ne ha dato rimane lapidario: durante la gestione Veltroni, infatti, Roma avrebbe accumulato un debito superiore agli 8 miliardi di euro (6,9 per Standard&Poor’s).

E anche il suo impegno alla guida del Pd non ha riscosso unanimi consensi. Anzi: la scelta di presentarsi alle elezioni del 2008 senza i partiti radicali di sinistra ha suscitato infiammate polemiche, spingendo gli esperti del giorno dopo a screditarne completamente l’abilità politica. Di lì a poco, a seguito della pesante disfatta elettorale alle Regionali sarde del 2009, decide di farsi da parte cedendo, per sempre, le redini del partito.

Ma c’è una second life del “quirinabile” capitolino che non può essere taciuta: quella che riguarda il suo impegno nella cultura di massa italiana. Ex giornalista (ha diretto anche la storica testata de L’Unità), Veltroni ha scritto diversi libri e, nel 2014, ha esordito come regista del documentario “Quando c’era Berlinguer”. Una figura a tutto tondo, che potrebbe ambire al posto lasciato vacante da Giorgio Napolitano. Facendo leva su quel “ma anchismo”, snudato da Maurizio Crozza in una riuscita imitazione, che potrebbe procurargli la “benedizione” di una nutrita platea di grandi elettori.