Istat: imprese e consumatori più fiduciosi

Fiducia consumatori

Il 2015 sembra aver esordito nel modo giusto. Stando a quanto documentato dall’Istat, infatti, nel primo mese dell’anno appena iniziato, sia le imprese che i consumatori italiani hanno fatto registrare un aumento del clima di fiducia.

Più precisamente: il valore che misura la fiducia dei consumatori è passato da 99,9 di dicembre 2014 a 104 di gennaio (+4,1), mentre il dato che fotografa il clima di fiducia tra le nostre imprese è passato da 87,6 di dicembre a 91,6 del mese ancora in corso (+4).

E i consumatori italiani si sono detti più fiduciosi sia in riferimento alla situazione economica generale (si è passati da 103,5 di dicembre a 109,2 di gennaio) sia per quanto riguarda il loro quadro personale (da 98 a 102,2). Per quanto vadano fatte delle precisazioni. Se è vero, infatti, che i connazionali interpellati dall’Istat hanno tradito maggiore fiducia sull’attuale situazione economica del Paese e sulle attese di crescita, è altrettanto vero, però, che non si fanno troppe illusioni e continuano a dirsi sfiduciati sulla dinamica dei prezzi, sulla loro evoluzione nel corso di tutto il 2015 e, soprattutto, sulla disoccupazione.

Quanto alle imprese, le più fiduciose sono risultate quelle dei servizi di mercato (passate da 86,8 del mese scorso a 94,7 di gennaio 2015) e quelle edili (da 72,6 a 77,3), mentre continuano a vedere nero le imprese manifatturiere (il loro valore di fiducia è passato da 97,3 di dicembre all’attuale 97,1) e quelle del commercio al dettaglio (scese a 99,5 da 104,7).

Ancora: gli imprenditori manifatturieri prevedono peggioramenti nella produzione, ma i loro giudizi rimangono stabili per quanto riguarda gli ordinativi. Le imprese delle costruzioni prefigurano, invece, miglioramenti per l’occupazione e si dicono serene sugli ordinativi (i loro giudizi, cioè, rimangono stabili). Mentre le imprese dei servizi (le più fiduciose, secondo l’Istat) vedono rosa sia in riferimento ai loro ordinativi che all’andamento dell’economia in generale. Tutt’altro clima tra gli imprenditori del commercio al dettaglio che prevedono peggioramenti sia per le vendite correnti che per quelle future, con un conseguente accumulo delle giacenze in magazzino che non fa loro ben sperare.