M5S Sicilia: mezzo milione a piccole e medie imprese dagli stipendi tagliati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:02

M5S Sicilia

 

C’è la politica ciarliera, quella che si consuma in interminabili discussioni e mercanteggia (al ribasso) su tutto, e c’è la politica operativa, quella che alle chiacchiere (spesso suadenti) preferisce, invece, le azioni. A questa seconda categoria possiamo, a buon diritto, ascrivere i 14 parlamentari siciliani del Movimento 5 Stelle che, in due anni, sono riusciti a mettere da parte un “gruzzoletto” utile a dare un po’ di ossigeno alle imprese isolane.

Come promesso, infatti, i pentastellati che siedono all’Ars (Assemblea regionale siciliana) hanno deciso di rinunciare a una parte cospicua dei loro stipendi, tenendo per sé “solo” 2.500 (più i rimborsi) degli 11 mila euro che dovrebbero intascare mensilmente. Il restante denaro, hanno deciso di destinarlo a un fondo di micro-credito per le imprese siciliane offrendo loro una “ciambella di salvataggio” più che gradita.

I numeri di quest’operazione sono stati presentati ieri, nel corso di una conferenza stampa, dagli stessi deputati 5 Stelle che hanno parlato di 550 mila euro finiti nelle casse di 23 piccole e medie imprese siciliane (10 delle quali start-up). I soldi messi da parte sarebbero, in realtà, molti di più (1 milione e 100 mila euro), ma i finanziamenti andati in porto riguardano, per il momento, solo le 23 aziende sopra citate. Tra cui compare anche lo storico marchio della Birra Messina che, dopo un anno di chiusura, ha potuto riaprire i battenti grazie all’intraprendenza di un gruppo di ex dipendenti che hanno costituito una cooperativa attingendo al credito messo a disposizione dai pentastellati.

E’ una goccia di benzina nelle taniche a secco dell’economia isolana – ha commentato il deputato Giorgio Ciaccio – ma è soprattutto una risposta all’immobilismo di un governo che ha abbandonato le imprese al loro destino. Se l’esecutivo avesse voluto seguire il nostro modello di sviluppo, avrebbe potuto attivare grosse fette di fondi comunitari che purtroppo rimangono congelati per le difficoltà delle imprese a fornire idonee garanzie. I numeri  – ha continuato Ciaccio – avrebbero potuto essere ben diversi e parecchie aziende avrebbero avuto la possibilità di programmare qualche piccolo investimento indispensabile per la loro attività”. 

Il denaro a cui i deputati siciliani del M5S hanno mensilmente rinunciato è stato versato nelle casse dell’assessorato per le Attività produttive. Ma un ruolo cruciale è stato svolto da Banca Etica, Impact Hub Sicilia e dalla Fondazione Comunità di Messina onlus che si sono occupate di selezionare e controllare le richieste di finanziamento inoltrate dalle imprese. In un anno, sono pervenute più di 4.700 domande d’informazione e 1.340 richieste di finanziamento. In realtà non sono tantissime – ha osservato Giorgio Ciaccio – ma questo, purtroppo, non è altro che la conferma di una grave carenza di cultura imprenditoriale nella nostra isola. Molte pratiche sono carenti o incomplete, soprattutto per quanto riguarda il business plan”. 

Le aziende che, ad oggi, sono riuscite a beneficiare del credito targato M5S operano nei più svariati settori: dall’agroalimentare ai beni culturali, passando per l’informatica e le produzioni biologiche. E hanno messo in cassa somme relativamente contenute, che vanno dai 5 ai 25 mila euro. Tanto quanto basta a inserire la marcia che può far riprendere (o iniziare, nel caso delle start-up) la corsa.

 

 

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