OpenPolis: Da De Nicola a Napolitano, tutti i numeri dei primi 11 presidenti

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Prresidenti

 

Entro orario di pranzo, l’Italia dovrebbe oggi salutare il suo dodicesimo presidente della Repubblica. Salvo colpi di scena dell’ultima ora (che, nel Paese dei patti sanciti e traditi obliquamente, non possono mai essere esclusi a priori) il defilato Sergio Mattarella sarà il nuovo atteso inquilino del Colle.

Prima di quel momento, potrebbe essere utile rinfrescare un po’ la memoria volgendo lo sguardo agli undici capi di Stato che hanno abitato, dal 1948, il palazzo del Quirinale. Undici uomini, passati in rassegna da OpenPolis in un mini-dossier che ha rilevato come 5 di essi avessero militato nel partito della Dc (Gronchi, Segni, Leone, Cossiga e Scalfaro), 2 nel Pli (De Nicola ed Einaudi), uno sia stato espressione libera del centrosinistra (il tecnico Ciampi), uno abbia militato, in gioventù, nel Pci (Napolitano), uno nel Psi (Pertini) e uno nel Psdi (Saragat).

Il più votato di tutti i tempi, è stato Sandro Pertini che, nel 1978, ottenne ben 832 consensi (l’83,2%), seguito da Giovanni Gronchi, incoronato, nel 1955, da 658 voti (il 78,99% dei grandi elettori dell’epoca) e da Francesco Cossiga, consacrato, nel 1985, da 752 consensi (il 76,97%). Nelle retrovie, invece, il primo Giorgio Napolitano, quello scelto, nel 2006, da 543 grandi elettori; Antonio Segni, presidente nel 1962 grazie al voto di 443 parlamentari e delegati (su 842) e, in coda a tutti, Giovanni Leone che, nel 1971, dei 996 presenti in Aula riuscì a convincere solo 518.

Eleggere un presidente non è, infatti,cosa semplice e a testimoniarlo ci sono i 23 scrutini che, agli esordi degli anni ’70, sono stati necessari per eleggere Giovanni Leone. O i 21 che, sette anni prima, avevano portato alla proclamazione di Giuseppe Saragat. Nessun problema, invece, per Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga, eletti sin dal primo scrutinio. “Incoronati” alla quarta tornata (proprio come avverrà oggi per Mattarella, se le cose andranno come ampiamente annunciate), invece, Luigi Einaudi, Giovanni GronchiGiorgio Napolitano (nel 2006). Mentre Sandro Pertini e Oscar Luigi Scalfaro hanno faticato un po’ di più, festeggiando la loro ascesa al Quirinale a conclusione del sedicesimo scrutinio.

Ancora: se Luigi Einaudi è stato il presidente della Repubblica con il più alto numero di senatori a vita nominati (8) e Giovanni Gronchi quello che ha, invece, tradito una particolare stima per i giudici costituzionali (durante il suo settennato ne ha nominati 9), Francesco Cossiga è stato colui che ha dimostrato maggiore equilibrio indicando, durante la sua presidenza, sia 5 nuovi giudici costituzionali che 5 senatori a vita.

Quanto agli atti di clemenza concessi, il mini-dossier di OpenPolis ha messo in evidenza come, durante la Prima Repubblica, la linea tenuta dai presidenti sia stata marcatamente più morbida di quella portata avanti dai loro successori. Il più clemente di tutti, è stato il presidente Einaudi (con oltre 15.500 atti firmati), seguito da Giovanni Leone (quasi 7.500 atti concessi) e Giovanni Gronchi (7.423). Numeri infinitamente più bassi sono stati, invece, quelli rilevati durante la “reggenza” dell’ultimo presidente della Repubblica: se nei primi 7 anni al Colle, Giorgio Napolitano, ha detto sì a 23 atti di clemenza, negli ultimi due, non ha, invece, concesso alcunché.