Mattarella presidente: cosa è successo nei partiti?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:54

++ Tutti in piedi applaudono Mattarella, no M5S e Lega ++

 

Applausi scroscianti, ieri, nell’Aula di Montecitorio, per il neo eletto presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Sbandierati gesti di esultanza e larghi sorrisi sono stati ostentati dai grandi elettori che si sono attestati il successo di un’operazione politica definita dai più spericolati “geniale”. Il premier-segretario sarebbe riuscito a fare goal e a ricompattare la sua squadra. Ma è davvero così? E, soprattutto, potrà ancora contare sul sostegno degli avversari che gli hanno finora risparmiato sgambetti? A campionato aperto, insomma, Matteo Renzi può ancora sperare di aggiudicarsi lo scudetto?

In attesa di dare risposte a queste domande, fermiamoci a documentare il clima che si respira nei vari partiti, all’indomani del Matteralla day. Partendo appunto dal Pd dove l’aria di festa sembra aver contagiato tutti: dai renziani (i più giulivi) ai bersaniani, passando per gli ex “giovani turchi” e i civatiani. Un’allegria trasversale, che potrebbe far pensare alla fine delle lotte intestine. Ma non è esattamente così perché, come ha precisato Pier Luigi Bersani ai microfoni di molti giornalisti, una cosa è l’elezione del capo dello Stato (intorno alla quale è decoroso che un partito si compatti), un’altra è il percorso delle riforme costituzionali (targate Renzi-Berlusconi) alle quali molti dem continuano a guardare con diffidenza.

Anche nel partito di Nichi Vendola, si respirava ieri aria di festa. Sel aveva ufficializzato da giorni il proprio endorsement a Sergio Mattarella e, al cospetto della consacrazione di ieri, ha potuto attribuirsi (a torto o a ragione) una parte del successo. Ma niente di più. Anche il governatore pugliese ha, infatti, precisato che il voto congiunto di Sel e Pd sull’elezione del presidente della Repubblica non deve far credere che le dinamiche, all’interno della coalizione, siano cambiate. Il leader di Sel è, anzi, quanto mai convinto che il Pd a trazione renziana lavori per guadagnarsi un posto al sole nell’area di centro, allontanandosi fatalmente da quel centrosinistra al quale dovrebbe fisiologicamente appartenere.

Soddisfazione anche tra i banchi dei centristi (Udc e Scelta Civica), che non potevano non gioire per l’ascesa al Colle di un ex democristiano. Tanto che anche un desaparecido del Parlamento come l’ex premier Mario Monti si aggirava ieri, tutto contento, in Transatlantico, pronto a rilasciare dichiarazioni insolitamente “brillanti” che tradivano un incontenibile compiacimento per quanto appena avvenuto.

Discorso a parte per il Movimento 5 Stelle che, come è noto, ha deciso di non partecipare all’incoronazione di Sergio Mattarella. Gli analisti li hanno dati per perdenti (sarebbero rimasti, per l’ennesima volta, ai margini del campo a guardare), ma loro giurano che la loro coerenza (hanno continuato a votare Ferdinando Imposimato, come indicato dai militanti consultati sulla Rete) ha sortito i suoi effetti. Per ora non gioiscono né si disperano, raccolgono i cocci dell’ennesima “defezione” e attendono il nuovo presidente al varco, come ha dichiarato ieri Roberto Fico.

E giungiamo alle dolenti note. Per Forza Italia e Nuovo Centrodestra non è stata ieri una giornata facile. Il partito dell’ex Cavaliere ne è uscito con le ossa rotte e tanti malcelati malumori. Il patto tradito da Renzi (che ha scelto di non tenere in alcuna considerazione il niet di Berlusconi su Sergio Mattarella) ha spinto i “fittiani” a rinforzare la loro posizione oltranzista, mentre Renato Brunetta ha sparato a zero sulla presunta slealtà del premier-segretario, paventando sfaceli sulle riforme. E se anche il volto buono del partito, quel Giovanni Toti nominato consulente politico dall’ex Cavaliere, ha ufficialmente dichiarato che si continuerà a collaborare col partito di Renzi, ma i rapporti sono inevitabilmente cambiati, vuol dire che Silvio Berlusconi ha davvero incassato male il colpo e che non concederà più il fianco (ammesso che lo abbia fin qui fatto) al presidente fiorentino.

Ma è a casa degli “alfaniani” che si è consumato lo psico-dramma peggiore. Fino a qualche giorno fa, il Ncd aveva deciso di ricucire con Forza Italia e di “punire” Matteo Renzi inserendo una scheda bianca nelle urne di Montecitorio. Ma Alfano, si sa, è uomo che cambia spesso parere. I maligni dicono che, alla vigilia del quarto scrutinio, qualcuno gli abbia ricordato che, se non avesse sostenuto l’elezione di Mattarella in Aula, avrebbe potuto prendere in considerazione l’idea di non dover più partecipare al Consiglio dei ministri. Ma lui giura che a convincerlo a cambiare passo sia stata la nota con cui – a suo parere – Matteo Renzi ha fatto mea culpa. “Alla fine, abbiamo deciso di eleggere il presidente giusto, mettendo da parte il metodo sbagliato, ha dichiarato il ministro dell’Interno, che ha lasciato isolato Silvio Berlusconi voltandogli nuovamente le spalle. Ma non senza conseguenze: Maurizio Sacconi si è dimesso dal ruolo di capogruppo al Senato, Barbara Saltamartini da quello di portavoce e Maurizio Bernardo non è più il tesoriere alla Camera.

Per questo, a ben vedere, la lettura che della giornata di ieri ha dato il segretario della Lega, Matteo Salvini, appare sufficientemente lucida. Al netto dei giudizi del tutto personali sul nuovo capo dello Stato (che non sembra convincere affatto il leghista): “Il centrodestra in Parlamento non esiste più – ha sentenziato il leader del Carroccio – e oggi (ieri per chi legge, ndr) ha dimostrato di essere morto“. Non si è unita al coro degli “esultanti”, infine, la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia MeloniE’ stata una scelta sbagliata di Renzi spingere per la nomina di un superstite della Prima Repubblica – ha affondato l’ex ministro della Gioventù – Gli italiani ricordano ancora con orrore il settennato di Scalfaro e Mattarella sembra esserne la copia fedele”. 

 

 

 

 

 

 

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