Istat: essere mamme e lavoratrici? Per il 42,8% delle italiane è difficile

Mamme lavoratrici

 

Cosa vuol dire essere mamma oggi? A dare una risposta è stato l’Istat, che ha tentato di raccontare le difficoltà delle donne italiane alle prese con la famiglia e il lavoro.

Nella recente pubblicazione “Avere figli in Italia negli anni 2000”, l’istituto di statistica nazionale ha messo immediatamente a fuoco un dato importante, quello che certifica la bassa fecondità delle nostre connazionali (1,4 figli in media nel 2012) e che ci confina nelle retrovie della classifica europea. Una tendenza – quella a mettere al mondo sempre meno bambini – che, come è facile capire, è andata di pari passo con l’acuirsi della crisi che ha reso le condizioni di vita sempre più precarie e privato molte donne di quei servizi di welfare sociale su cui facevano affidamento fino a poco tempo fa.

Ma l’indagine dell’Istat ha cercato di focalizzare l’attenzione su uno specifico segmento del campione, ovvero su quello delle mamme-lavoratrici svelando che il rischio di perdere il lavoro dopo la gravidanza è più alto al Sud (33,9%) di quanto non lo sia nel Nord-Ovest (16,3%) e che tale rischio cresce con l’aumentare del numero dei figli: il 55,5% delle madri lascia, infatti, l’impiego con l’arrivo del secondogenito.

E se è vero, stando a quanto riferito dall’Istat, che il 52,5% delle madri ha dichiarato di aver scelto autonomamente di lasciare il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla famiglia, il 25% ha, invece, detto di aver subito il licenziamento, mentre il 3,6% è stato messo in mobilità. Ancora: il 42,8% delle mamme italiane che sono riuscite a mantenere il loro impiego ha denunciato una certa difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia, mentre il 15,5% ha tradito grande insoddisfazione per il lavoro che ha continuato a svolgere (sia per quanto riguarda le mansioni che per quanto riguarda le retribuzioni). Quasi a dire che una donna che si è realizzata in ambito familiare fatica, invece, a farlo nel contesto lavorativo.

Una sezione interessante del volume pubblicato dall’Istat è, infine, dedicata agli “aiuti”. O meglio alle persone e/o alle strutture su cui le madri italiane fanno affidamento quando vanno a lavorare. Il 51,4% di loro sceglie di lasciare i propri figli ai nonni (che si confermano l'”ammortizzatore sociale” più gettonato anche perché il più economico), il 37,8% si rivolge agli asili nido (in realtà vorrebbero farlo molte di più, ma a frenarle è, nel 50,2% dei casi, la retta troppo alta), mentre il 4,2% opta per le cure di una baby sitter.