Quando la crisi diventa mentale: 58% degli italiani vede nero

Crisi

 

Se la crisi fa male alle finanze, non fa certo bene alla mente. A dare conforto alla tesi, i dati raccolti dall’Ispo in un’indagine realizzata nel 2013 su commissione della Fondazione Ircc Ca’ Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Lo studio ha certificato ciò che è ampiamente intuibile, ovvero che il perdurare della crisi ha avuto impatti (a volte anche molto pesanti) sulla psiche delle persone, attanagliate da un senso di precarietà e da un’insicurezza con cui è difficile convivere. E ha dimostrato che gli italiani interpellati hanno fatto coincidere a un graduale peggioramento della situazione economica del Paese il peggioramento della loro situazione personale

Se nel 2009, infatti, la percezione di tale peggioramento economico era avvertito “solo” dal 53% degli intervistati, nel 2013 a rilevarlo è stato il 62%. E se nel 2009, gli italiani che vedevano nero per il loro futuro rappresentavano il 31% del campione interpellato dall’Ispo, nel 2013 essi sono aumentati fino a raggiungere il 58%. E c’è di più: il 95% delle persone interpellate ha dichiarato che la crisi ha determinato un aumento dei disturbi mentali come stati d’ansia e depressioni e spinto sempre più connazionali ad abusare di alcol o di altre sostanze (come dimostra l’impennata dei consumi di antidepressivi). “L’aggravarsi della crisi finanziaria, la mancanza di sicurezze lavorative e di guadagno – ha spiegato Carlo Altamura, professore di Psichiatria dell’Università di Milano – determinano esaurimento e stress che sfociano in fragilità già presenti negli individui”. 

E a finire nella rete della “crisi mentale” non sono solo i giovani (per i quali, come ben sappiamo, si prospettano tempi difficilissimi), ma anche – e soprattutto – le persone di età compresa tra i 35 e i 59 anni, che faticano a trovare un impiego stabile e trasferiscono questo malessere nella loro sfera personale e familiare.

Il problema sta assumendo dimensioni sempre più importanti, tanto che la Sopsi (Società italiana di psicopatologia) ha deciso di organizzare un convegno sul tema, che si svolgerà a Milano dal 23 al 26 febbraio. Un incontro che tenterà di fornire una panoramica quanto più definita possibile dei malesseri mentali legati alla crisi, soffermandosi su quei comportamenti che tradiscono un chiaro disagio: dall’abuso di alcol e altre sostanze alla dipendenza da gioco, dallo shopping compulsivo al cosiddetto “working addiction” (dipendenza dal lavoro).

Senza dimenticare di approfondire il discorso sulla resilienza, ovvero sulla capacità degli individui di adattarsi e reagire alle avversità. Una capacità che dipende da vari fattori (genetici, familiari e ambientali, per esempio) e che può essere potenziata, con l’ausilio di tecniche mediche mirate. “E’ fondamentale capire come intervenire sulla resilienza – ha spiegato Alessandro Rossi, professore di Psichiatria dell’Università dell’Aquila – In particolare, sono state sviluppate strategie psicoterapeutiche specifiche per aumentare il benessere psicologico. I risultati degli studi indicano che la resilienza può essere promossa da specifici interventi che consentano una valutazione positiva di se stessi, il senso di continua crescita, la convinzione che la vita ha uno scopo e un significato”.