L’Ocse bacchetta la scuola italiana: urge “migliorare equità ed efficienza” del nostro sistema educativo

Nel rapportdownloado ‘Going for Growth’ l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico’ (Ocse), ha evidenziato che nel nostro Paese le risorse destinate al settore scolastico sono oltremodo esigue. In Italia la spesa per l’istruzione è “scesa ben al di sotto della media”.

Ad essere valutati sono la spesa pro-capite per l’educazione, il Pil, il livello di disoccupazione e lo stile di vita.

Il Pil procapite in Italia nel 2013 è risultato inferiore del 30% rispetto ai 17 Paesi Ocse – “La mancata ripresa dalla recessione sta portando il reddito pro capite dell’Italia a scendere ancora più in basso rispetto alle principali economie dell’Ocse”.

Secondo la capo economista dell’organizzazione francese, Catherine Mann, l’Italia deve “migliorare equità ed efficienza” del suo sistema educativo, che “ha un basso rapporto tra qualità e costo” e “dovrebbe fare di più per migliorare le opportunità per i meno qualificati”.

In realtà negli ultimi anni l’Italia ha tentato di aderire agli orientamenti europei, cercando di migliorare il livello formativo generale mediante “l’innalzamento dei tassi di partecipazione alle attività di formazione nella prospettiva della life-long-learning”.

Tuttavia il nostro sistema scolastico, in base a una classifica stilata dal The Economist Intelligence Unit, è ancora al venticinquesimo posto in graduatoria, scavalcata dalle scuole dell’Est asiatico e da quelle dell’Europa del nord.

Secondo Roberto Gulli, presidente di Pearson italiana, la nostra scuola avrebbe il suo punto debole nel ruolo dell’insegnante, una professione spesso vista come ripiego.

Per salvare la nostra scuola urge mettere in atto riforme, investire adeguatamente nell’istruzione ed aumentare il Pil procapite, perché “l’educazione non è solo un diritto acquisito ma un bene da far crescere“.