Istat: il Pil del Nord? Il doppio di quello del Sud

Nord-Sud

 

Che la distanza tra il Nord e il Sud del Paese non sia ancora stata colmata, è cosa nota a tutti. Ma a rimarcare il concetto è stato ieri l’Istat, con un rilevamento che ha confermato l’immagine di un’Italia a due velocità.

Se, nel 2013, il Pil per abitante è risultato pari a 33,5 mila euro nel Nord-Ovest, a 31,4 mila euro nel Nord-Est e a 29,4 mila euro nel Centro, lo stesso valore al Sud si è fermato, invece, a 17,2 mila euro (praticamente la metà di quello rilevato dalle parti della Lombardia e del Piemonte). Una diversa distribuzione della ricchezza che si è tradotta in una differente attitudine a consumare. Sempre nel 2013, stando a quanto certificato dall’istituto di statistica, infatti, la spesa per consumi finali delle famiglie del Centro e del Nord ha raggiunto i 18,3 mila euro per abitante, mentre quella delle famiglie del Sud non è andata oltre i 12,5 mila euro.

Volgendo lo sguardo al 2012, è stata la provincia di Milano a far registrare il livello più alto di valore aggiunto per abitante, pari a 46,6 mila euro; seguita da Bolzano (con 35,8 mila euro) e Bologna (34,4 mila euro). Mentre i livelli più bassi sono stati rilevati nella provincia sarda di Medio Campidano e ad Agrigento, con circa 12 mila euro, e a Barletta-Andria-Trani e Vibo Valentia, che si sono fermate a meno di 13 mila euro.

Quanto ai redditi degli italiani, l’Istat (in un differente rilevamento) ha certificato che il 54% dei connazionali, nel 2012, ha dichiarato un reddito lordo compreso tra i 10 mila e i 30 mila euro annui. Il 25,8% ha denunciato un reddito al di sotto dei 10 mila euro e il 17,6% un reddito compreso tra i 30 mila e i 70 mila. La quota dei “paperoni”, ovvero di coloro che hanno dichiarato un reddito annuo superiore ai 70 mila euro non ha raggiunto il 2,5% del campione nazionale.

Soldi che sono, fatalmente, stati tassati. Secondo i calcoli dell’Istat, l’incidenza delle imposte dirette sui redditi lordi è stata mediamente del 19,4%. Più precisamente: del 21,3% per i lavoratori dipendenti, del 17,5% per i pensionati e del 17,1% (Irap inclusa) per i lavoratori autonomi.