Legambiente e il flop del decreto sulla Terra dei Fuochi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:35

Terra dei Fuochi

 

Quello della “Terra dei Fuochi” sembrerebbe essere un caso paradigmatico. Esempio perfetto di come, nonostante l’esistenza di provvedimenti studiati ad hoc, i problemi economici e sociali del nostro Paese fatichino a risolversi. Soprattutto in determinate aree come quella compresa, appunto, tra la provincia di Napoli e Caserta.

Tra le voci che si sono levate, con maggior forza, per denunciare quanto avvenuto nel corso degli anni, c’è sicuramente quella di Legambiente che, nei giorni scorsi, ha rinfrescato a tutti la memoria con un dossier dedicato alla Terra dei Fuochi significativamente intitolato: “A che punto siamo?”. Lo studio dell’associazione ha preso le mosse dal decreto legge del 10 dicembre 2013 che si riprometteva di intervenire, in maniera mirata e tempestiva, su quell’ampia area della Campania “avvelenata” dallo sversamento di 10 milioni di tonnellate di rifiuti.

A un anno dalla conversione in legge di quel decreto (avvenuta il 6 febbraio del 2014), le cose, secondo Legambiente, non sono affatto migliorate. I controlli che si sarebbero dovuti avviare sui 57 Comuni a rischio (successivamente diventati 88) hanno prodotto, infatti, ben poco. I risultati delle indagini condotte sui 51 siti classificati come a rischio elevato non sono mai stati pubblicati, mentre sui 1.335 siti considerati potenzialmente inquinati il monitoraggio non è mai partito.

Per non parlare del mancato risanamento delle falde acquifere e delle  bonifiche che sono state ultimate (o sono in fase di svolgimento) solo nello 0,2% dei casi, mentre il 21,5% dei siti è stato solo analizzato e il restante 74% completamente ignorato. Il tutto nonostante i richiami dell’Istituto superiore della Sanità che ha certificato l’alta “dannosità”, per i residenti, dell’esposizione a siti di smaltimento illegale e della combustione incontrollata di rifiuti di ogni genere (da quelli speciali a quelli solidi e urbani). Documentando, tra l’altro, un numero preoccupante di vittime tra i bambini e i ragazzi (fino a 14 anni di età) colpiti da varie forme tumorali.

Ma cosa lamenta precisamente Legambiente? Oltre agli intollerabili ritardi, a finire nel “mirino” dell’associazione è stata la stessa legge del febbraio 2014. O meglio l’obiettivo che il governo si sarebbe posto prioritariamente con quel provvedimento: tranquillizzare l’opinione pubblica sulla salubrità dei prodotti provenienti dalla Terra dei Fuochi. “Esiste una profonda divergenza – ha denunciato Legambiente – tra quanto empiricamente percepito dalle comunità locali e scientificamente confermato dagli studi epidemiologici e gli esiti delle indagini rilevanti la mancanza di contaminazione di prodotti agricoli”. Il governo, in pratica, si sarebbe fatto garante di una qualità del prodotto che, allo stato attuale delle indagini, non è possibile sostenere.

Da qui le proposte avanzate da Legambiente che chiede di potenziare il livello d’informazione presso le comunità della Terra dei Fuochi – che, molto spesso, utilizzano inconsapevolmente acqua o consumano prodotti irrigati con acqua di provenienza incerta – e l’inserimento dei delitti ambientali nel Codice penale. Oltre a sollecitare, come è ovvio che sia, un potenziamento delle azioni di controllo e di contrasto all’illegalità.