Fiat Pomigliano: lo sciopero della Fiom è un flop ma Landini non molla

General secretary of the Metallurgical WCon un’adesione di 5 operai, pari allo 0,34% del totale, non  si può che parlare di flop. Lo sciopero indetto, sabato scorso, dalla Fiom nello stabilimento Fiat Chrysler di Pomigliano d’Arco ha fatto registrare numeri impietosi per il sindacato di Maurizio Landini che, però, non sembra crucciarsene troppo.

Ma andiamo con ordine: nell’azienda in provincia di Napoli, le cose sembrano volgere per il verso giusto. L’ultima versione della Panda che qui viene realizzata sta sbancando in molti Paesi europei, spingendo il management a sollecitare un aumento delle produzioni. Indiscutibilmente una buona notizia per i dipendenti, per i quali si profilano finalmente tempi più proficui.

La situazione di Pomigliano resta, infatti, critica: se circa 2.400 lavoratori sono stati “stabilizzati”, altri 2 mila sono in contratto di solidarietà (riescono a lavorare mediamente 5 giorni al mese) e altrettanti sono rimasti a casa in cassa integrazione permanente. L’aumento delle produzioni che si è tradotto nella richiesta di lavorare anche di sabato (il 14, il 21 e il 28 febbraio) chi deve, dunque, interessare?

E’ su questo punto che è maturata l’ennesima frattura tra la Fiom e i vertici dell’azienda perché se questi ultimi hanno deciso di coinvolgere gli operai già presenti in fabbrica (ai quali è stato, appunto, chiesto di fare degli straordinari), il sindacato di Landini ha, invece, proposto di coinvolgere i lavoratori in cassa integrazione. Il ricorso allo straordinario con 2 mila lavoratori a casa è immorale – hanno tuonato dalla Fiom – Se c’è più lavoro, bisogna distribuirlo a tutti”.

Ma la loro posizione è rimasta isolata. “Tutti gli scioperi indetti dalla Fiom – ha commentato Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale Fim-Cisl – hanno fatto registrare percentuali di adesione prossime allo zero. Proprio quando sta ripartendo timidamente il lavoro riparte al contempo una conflittualità senza senso e senza il consenso dei lavoratori: la Fiom ormai sembra più un centro sociale che un sindacato”. 

E a certificare il fallimento della mobilitazione indetta dal sindacato di Maurizio Landini restano i numeri. Oltre alla rassegnazione di molti dipendenti della Fca: Io – ha spiegato uno di loro – sono in contratto di solidarietà e lavoro pochissimo, due o tre giorni al mese. Perché non protestiamo? Perché la gente si è scocciata. Che facciamo? Battagliamo? Qui già c’è poco lavoro”.

Ma il vulcanico leader della Fiom non sembra scoraggiarsi troppo: Lo sapevamo che sarebbe andata così, che cioè il risultato sarebbe stato modesto – ha detto Landini riferendosi allo sciopero di sabato scorso – Ma se si sposta il ragionamento su chi da anni non è presente al lavoro, tra contratti di solidarietà e cassa integrazione, la valutazione non può che essere diversa”. “Con 2 mila persone ancora fuori dalla fabbrica – ha rincarato il sindacalista – c’è bisogno di un nuovo modello per riassorbirli tutti, la Panda non basta. Noi diciamo che bisogna trovare altre soluzioni per redistribuire il lavoro a tutti”.