Le parole di Sacchi, le reazioni di Raiola e Lineker, i razzisti nel calcio e i “tifosi” del Chelsea a Parigi

Ci vorremmo limitare ad una raccolta di dichiarazioni, senza aggiungere alcun commento. Per testimoniare quanto l’idiozia non abbia confini nazionali, principalmente. Aggiungerò qualche considerazione sporadica, ma cercherò di limitarmi.

Parto dalle parole dell’ex Ct della Nazionale italiana Arrigo Sacchi che – sulla vittoria del Torneo di Viareggio da parte dell’Inter Primavera (che in rosa ha molti giocatori di colore; un po’ come accade da ben più di un decennio) – si era trovato a dichiarare: “Non sono certo razzista e la mia storia di allenatore lo dimostra. A partire da Rijkaard, ma a guardare il Torneo di Viareggio mi viene da dire che ci sono troppi giocatori di colore, anche nelle squadre Primavera”.

Parole destinate a scatenare un putiferio.

La condanna del Presidente Fifa Blatter, quella del mondo dei Social Network (sempre in prima linea quando c’è da intraprendere battaglie buoniste. Se il mondo fosse quello dei SNS, saremmo in una sorta di Eden, par proprio) e quelle di altri uomini legati a doppia mandata al gioco del pallone.

Parliamo dell’Agente Fifa Mino Raiola che, dopo questo Tweet abbastanza emblematico

Il tweet di Mino Raiola contro Sacchi

ha dichiarato ad ‘Adnkronos’: “I giocatori stranieri e di colore devono fare tre volte di più degli altri, per persone come Sacchi. Si dovrebbe vergognare. Tra lui, Lotito e Tavecchio il calcio italiano è sprofondato. Noi italiani e l’Italia non abbiamo il diritto di essere razzisti, siamo il primo popolo emigrato, in Brasile, in Australia, in America. Dobbiamo aiutare gli immigrati. Chi di noi non ha un parente che non è stato emigrato? Io sono emigrato, i miei genitori erano come dei neri 50 anni fa in Olanda, ma sono stati trattati bene. Guardiamo alla Germania, che ha aperto a tutti. All’Olanda, da dove escono più giocatori di tutti dai vivai. La colpa non è dei ragazzini, ma di allenatori come lui”.

E se il paragone tra noi (anche attualmente migranti, e a volte tremendamente discriminati) e i migranti di ogni sorta può essere valido, attribuire il malcostume agli allenatori – o solo agli allenatori – è assolutamente poco onesto.

Perché si tratta solo della punta dell’iceberg.

Basti vedere quanto accaduto a Parigi ai margini di PSG-Chelsea, laddove il razzismo è passato dalle parole ai fatti.

Un gruppo di hooligans del Chelsea – radunato in un vagone della metro (e quindi pronto a sfruttare il fattore branco che tanto forti li rende) – si è trovato a non fare entrare nello stesso un uomo di colore, cantando – all’apice dell’idiozia: “We’re racist, we’re racist / and that’s the way we like, we like it”.

Paradossale che ciò sia accaduto nel giorno in cui Gary Lineker, ex fuoriclasse del calcio inglese, aveva Twittato circa le parole di Sacchi

Lineker su Sacchi

Dimenticandosi che il razzismo non è solo in Italia. E non è solo nel mondo nel calcio.

Mala tempora currunt e per migliorarli non serve sicuramente l’indignazione sporadica.