Ilva: fermo anche l’altoforno 5. In solidarietà circa 4 mila lavoratori

Ilva Taranto

 

Dici Ilva e pensi alla diatriba che ha tracciato un’inaccettabile frattura tra il diritto alla salute e quello al lavoro. Eppure, al di là delle polemiche, quando si parla del colosso siderurgico di Taranto si dovrebbe pensare, innanzitutto, ai lavoratori che, ormai da troppi anni, vivono in una situazione di logorante incertezza.

Le due questioni sono certo immancabilmente connesse, ma alla luce della comunicazione resa nota ieri dal gruppo pugliese, a noi appare più opportuno abbandonare, per il momento, il piano ideologico della discussione (che pure dovrà, prima o poi, essere risolta) per fermarci su un terreno più pragmatico. Cosa ha comunicato ieri l’Ilva ai sindacati dei metalmeccanici? Che a partire da oggi, giovedì 19 febbraio, anche l’altoforno 5 dello stabilimento verrà spento per consentirne l’adeguamento all’Autorizzazione integrata ambientale. Una scelta non da poco, visto che lo stesso altoforno garantisce circa il 50% della produzione di ghisa del sito.

Un fermo che andrà ad aggiungersi a quello dell’altoforno 1, in manutenzione dal lontano dicembre 2012. E che, stando a quanto più volte ribadito dal gruppo, dovrebbe tornare attivo dal prossimo mese di agosto. Le conseguenze sul piano occupazionale saranno inevitabili e si tradurranno, con ogni probabilità, nell’estensione dei contratti di solidarietà (che finora hanno interessato 3.400 addetti) a circa 4 mila lavoratori. Ma una cifra esatta non è ancora stata stimata, tanto che domani le Rsu (rappresentanze sindacali interne) e l’azienda si incontreranno per fare il punto della situazione e avviare le discussioni che potrebbero portare, già la prossima settimana, alla sottoscrizione di un accordo.