Neet e disoccupati in crescita nel Paese radiografato dall’Istat

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Noi Italia

 

L’Istat è convinto che i numeri delle statistiche che realizza quotidianamente riescano a descrivere bene il Paese in cui viviamo. Per questo ha deciso di compendiare tutto in un corposo volume intitolato “Noi Italia” che ha preso le mosse dall’analisi di 121 indicatori diversi. Ne è scaturita una fotografia importante del Bel Paese, ricca di sfaccettature che raccontano la complessità di un territorio che tenta (come può) di resistere agli urti della crisi.

Rendicontare qui su ogni singolo capitolo inserito nel maxi dossier “Noi Italia” sarebbe stato impossibile, per questo abbiamo deciso di selezionare quelle voci che – a nostro avviso – consentono di accrescere la generale consapevolezza sulla situazione socio-economica del Paese.

Partendo dal lavoro. Secondo quanto certificato dall’Istat, nel 2013 risultava occupato quasi il 60% della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni, con un forte divario di genere a sfavore delle donne e, a livello territoriale, del Sud. Tra i 55-64enni, il tasso di disoccupazione risultava, invece, pari al 42,7%, inferiore alla media europea attestata al 50,1%. Di contro, il tasso di disoccupazione risultava pari al 12,2% contro la media europea del 10,8%, con una considerevole crescita della quota di disoccupati di lunga durata (senza lavoro da più di un anno) salita al 56,4%. E a far riflettere è anche il dato sulla mancata partecipazione al mercato del lavoro: secondo l’Istat, infatti, il 21,7% della popolazione che avrebbe potuto lavorare non ha cercato alcun impiego sfuggendo così al conteggio della disoccupazione.

E a proposito di persone “inattive”, l’istituto di statistica ha passato in rassegna anche i dati sui cosiddetti “Neet” (giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano) contandone circa 2 milioni e mezzo in tutto lo Stivale, ovvero il 26% del totale. Una percentuale importante che, in Europa, è riuscita a superare solo la Grecia (28,9%).

E veniamo alle strutture produttive ovvero alle imprese che dovrebbero rappresentare il cuore dell’economia nazionale. Il dossier confezionato dall’Istat ha rilevato che il loro tasso di nati-mortalità è stato pari al 15%, con performance peggiori nel Mezzogiorno e risultati più soddisfacenti nel Nord-Est. Ancora: se nel Sud del Paese a prevalere sono state le micro-imprese (sia di servizi che dell’industria), nel Nord-Ovest hanno avuto una maggiore diffusione le grandi industrie, nel Nord-Est le micro e piccole imprese dell’industria e nel Centro le grandi imprese dei servizi.

Quanto alle condizioni economiche dei nostri connazionali: nel 2012, circa sei famiglie residenti su dieci (il 62%) hanno conseguito un reddito netto inferiore ai 29.426 euro annui, pari a circa 2.452 euro al mese. In Sicilia si è registrato il reddito medio annuo più basso (circa il 29% in meno rispetto alla media nazionale) mentre in Campania è stata rilevata la più alta concentrazione del reddito (ovvero la distanza più marcata tra ricchi e i poveri).  Nei primi mesi del 2014, infine, il 43,5% delle persone over 14 si è detto molto o abbastanza soddisfatto della propria situazione economica. Seppure con le dovute distinzioni perché se il 66,2% dei residenti nella Provincia autonoma di Bolzano ha confermato la propria soddisfazione per il proprio conto in banca, a tradire lo stesso compiacimento è stato, invece, solo il 30,2% dei siciliani.

E le note più dolenti in coda. In Italia, nel 2013, il 16,6% della popolazione (corrispondente a più di 10 milioni di persone) ha vissuto in condizioni di povertà relativa e il 7,9% delle famiglie (circa 6 milioni di persone) in condizioni di povertà assoluta. Una fotografia dell’indigenza che l’Istat ha completato fornendo la stima delle famiglie che hanno denunciato una situazione di disagio economico, pari al 23,4%, per un totale di oltre 14,5 milioni di persone.